Dopo i Mondiali: L'Italia piange, Banchero non ride, la Germania spiazza tutti

13.09.2023 00:43 di Umberto De Santis Twitter:    vedi letture
Dopo i Mondiali: L'Italia piange, Banchero non ride, la Germania spiazza tutti
© foto di Savino Paolella

"Abbiamo giocatori che si sostengono a vicenda. Combattono l'uno per l'altro. È un gruppo speciale con giocatori speciali e persone ancora migliori." Ipse dixit: a naso diremmo che questa frase l'ha pronunciata in conferenza stampa ai Mondiali Gianmarco Pozzecco, coach dell'Italia. Invece no: se non volete perdere tempo a controllare con il link, vi diciamo che l'ha pronunciata Gordon Herbert, tecnico della vittoriosa Germania. Ma potrebbe averla detta Pesic e quasi ognuno degli allenatori delle 32 Nazionali presenti nel Far East, con l'eccezione di Steve Kerr, quello degli USA che non potrà mai negare di aver assemblato una squadra con le figurine Panini e di averla allenata appena per un mese confidando in un sistema di lavoro che non paga più.

È lapalissiano che per vincere occorra avere un gruppo coeso, disposto al sacrificio, fatto di persone che stringono amicizie e con qualità tecniche riconosciute dai compagni. Potremmo aggiungere che le conferenze stampa sono lapalissiane se poi non offrono spunti di riflessione, contenuti tecnici, spiegazioni tattiche. Di questo in casa nostra siamo un po' carenti tranne quando in conferenza stampa ci va Edoardo Casalone (link), ma riconosciamo che il concentrarsi sull'emotività e l'irrazionalità dei rapporti interpersonali tra i giocatori per spiegare una vittoria piuttosto che giustificare una sconfitta è una moda abbastanza diffusa nel nostro paese...

Classificandoci ottavi a Manila abbiamo migliorato il decimo posto di Cina 2019. Di quella squadra era rimasto il solo Gigi Datome, da quella che sarà nel 2027 (facciamo i debiti scongiuri) non ci sarà nemmeno il capitano di questa spedizione azzurra. Non molto di cui vantarsi, perché a Tokyo 2020 era arrivato un quinto posto insperato e notevole e dagli Europei 2022 un ottavo scontando l'importante infortunio di Danilo Gallinari. E continuiamo a crogiolarci in questa aurea mediocritas che è diventata il marchio di fabbrica di uno sport decadente in Italia inversamente proporzionale al successo che riceve nelle Filippine (ventiquattresima).

Si è visto bene che Paolo Banchero non avrebbe risolto i problemi di stazza dell'Italia: si è notata l'assenza di un pivot di ruolo come è mancato agli Stati Uniti e la pezza messa da Polonara e Melli non è stata sufficiente contro le migliori squadre. Mancano i giovani lo avevamo scritto nel 2019 (forse anche prima, ma vai che la memoria inganna). L'Australia lancia nella mischia Josh Giddey (2002) e si fa notare anche il sudsudanese Maluach (2006). Noi si racconta che si lanciano i giovani ma poi a un certo punto sono spariti, le rotazioni ridotte per poi rivederli centellinati con Lettonia e Slovenia. Troppo poco per riconoscere coraggio allo staff tecnico.

L'Italia piange, ma Banchero non ride. L'OQT che ci attende a inizio luglio 2024 e di cui la FIBA spera di svolgere il sorteggio nel prossimo novembre, ci dice che nel girone da sei difficilmente ci toccheranno meno di due squadre con la potenzialità di batterci. Al buon Banchero nativo di Seattle non è andata meglio, ed è preconizzante la sua assenza nell'ultima partita, quella con il Canada. LeBron James ha chiamato a raccolta i grandi vecchi, difficilmente gli toccherà una partecipazione a Parigi 2024. Vedremo se lo stellone della fortuna ci riserverà un percorso possibile come quello che ci ha concesso a Manila, rinviamo un nuovo confronto diretto ai Mondiali 2027.

Sempre se ci sarà stata programmazione in Italia. Perché altrove, al netto delle battute d'arresto di questi Mondiali, la programmazione sta volando. Pensiamo a Francia e Spagna, due delle delusioni. Se Scariolo si può consolare per aver lanciato definitivamente Nunez all'attenzione mondiale, di avere tre giovani al primo turno di Draft nel 2024, tra cui Aday Mara e Izan Almansa, e delle vittorie nei campionati giovanili europei e mondiali, la Francia lancerà probabilmente una decina di giovani sulle orme del Pick #1 2023 Wembanyama nei prossimi due anni. Segnali che ci dovrebbero spingere a studiare i modelli che stanno realizzando in casa loro invece di spedire l'allenatore della Nazionale a comparsate di qua e di là che hanno avuto l'onore di "storie" sui social media. E le storie dopo 24 ore si cancellano da sole, non le ricorda più nessuno.

La stoccata finale, con grande nonchalance, l'ha piazzata la Gazzetta dello Sport oggi, nel petto di Gianni Petrucci. Forse, nell'ingenuità di raccontare il "miracolo" tedesco non si sono accorti di mortificare l'andazzo della FIP. Citiamo: "In Germania la Lega dei club di serie A (BBL) e la Federazione (DBB) hanno funzioni separate e indipendenti, non ci sono conflittualità, né sovrapposizioni. La BBL... si forma le sue regole che non sono sottoposte a norme statali o federali... I club sono il motore del movimento. Lavorano a 360° per avviare i giovanissimi al basket con 200 progetti che hanno spinto 330 mila bambini e adolescenti nella fascia 6-13 anni a fare canestro senza vincolo di cartellino. Poi, a 14 anni, vengono registrati alle società affiliate alla DBB... Non ci sono scorciatoie, nemmeno per i club, che per avere la licenza BBL devono essere in regola con tutti i pagamenti (niente rateizzazioni tardive col fisco, ndr), impiegare almeno un paio di allenatori professionisti a tempo pieno per il vivaio e gestire una struttura sportiva per allenamenti 7 giorni su 7 per 24 ore al giorno. Tutti i 18 club sono economicamente sani. Il fatturato della Bundesliga è di 160 milioni annui, la media fa quasi 9 per club  con il picco di 21 milioni per il Bayern Monaco mentre i campioni in carica di Ulm sono sui 12 (in Italia non ci sono dati ufficiali,ndr)." Germania, un mondo al contrario.