Francesco Candussi: «Stagione che sta riservando grandi soddisfazioni a livello di squadra»
Francesco Candussi è stato ospite dell’ultima puntata di Alley Oop, trasmissione in onda ogni martedì dalle 17. Il classe 1994, tra i vari argomenti trattati, ha parlato della prima metà di stagione, del cambio di allenatore in estate e dell'esperienza al Madison Square Garden per il Jordan Classic. Segue un estratto delle sue parole.
Partiamo con un bilancio della vostra stagione, sia a livello di squadra sia personale. Come sta andando questa annata? “La squadra negli ultimi 10-15 giorni ha risposto molto bene alle sfide che ci sono state messe davanti. Se pensiamo a dieci o dodici giorni fa, dopo la partita con Trento, eravamo dodicesimi in campionato, un passo fuori dalla Coppa, un po’ demotivati e stanchi, senza due giocatori importanti come Sissoko e Ross. In quel momento ti avrei detto che la stagione non stava andando nel migliore dei modi. In realtà adesso siamo sesti in campionato, qualificati in Coppa, migliorando la posizione dell’anno scorso e raggiungendo le Top 16 di Basketball Champions League. Direi quindi che la percezione è molto diversa rispetto a quello che è stato poi l’effettivo andamento di una stagione che ci sta comunque riservando grandi soddisfazioni a livello di squadra”.
Dal punto di vista personale, cosa ti sta chiedendo di diverso coach González? “L’anno scorso le regole erano poche e un po' più chiare: solidità difensiva, pick and pop in attacco, prendersi il tiro quando avevo mezzo metro e portare energia dalla panchina. Con Gonzalez ci sono molte più letture e adattamenti in base alle situazioni. Il primo giorno mi ha detto che non gli piaceva che poppassi sempre. Preferiva che rollassi di più e fossi più presente in area. È stato uno shock, perché passi da ‘pop e tira’ a ‘qui bisogna fare questo, lì bisogna essere più precisi’. Mi sta chiedendo di essere più interno, più presente in area, di mixare meglio le soluzioni dentro-fuori. È stata un po’ una lotta: io mi sono preso qualche tiro, ho segnato in alcune partite, e lui ha capito che posso essere un’arma anche da tre punti. Stiamo trovando un equilibrio che è ancora in crescita, così come quello di tutta la squadra”.
Il Madison Square Garden a 16 anni al Jordan Brand Classic. “È stato qualcosa di incredibile. A quell’età non ti rendi conto fino in fondo di cosa significhi giocare lì. Col senno di poi capisci quanto sia difficile arrivarci. Eravamo nello stesso hotel di Kyrie Irving e Harrison Barnes, gente che poi ha fatto grande carriera. È un ricordo che porterò per sempre. Nella squadra avevo comunque Kevin Pangos e Anthony Bennett che comunque è stato scelto primo al Draft, poi non ha avuto fortuna, ma è sicuramente stato un giocatore importante. C’era una facility di cinque piani, con due campi d'allenamento completi all'ultimo piano, era tutto pazzesco. Mi sono trovato nella stanza Michael Jordan è stata un'emozione senza senso”.
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