Steve Kerr voleva Franz Wagner invece di Jonathan Kuminga nel Draft 2021
I Golden State Warriors si trovano davanti a un passaggio decisivo a pochi giorni dalla trade deadline del 5 febbraio. Jonathan Kuminga ha infatti presentato una richiesta di cessione formale, rendendo pubbliche tensioni che andavano avanti da mesi e riportando sotto i riflettori una scelta del Draft 2021 che oggi l’organizzazione valuta con occhi molto diversi. Secondo quanto riportato da Shams Charania e Anthony Slater di ESPN, Kuminga è diventato scambiabile giovedì, dopo aver firmato un’estensione in estate. Praticamente subito, ha chiesto di lasciare la squadra. Il report indica che Sacramento Kings e Dallas Mavericks hanno mostrato interesse, mentre Golden State starebbe cercando in cambio soprattutto contratti in scadenza, evitando impegni economici a lungo termine che avrebbero complicato i colloqui con Sacramento.
La richiesta di Kuminga non è arrivata dal nulla. Dopo aver mostrato segnali incoraggianti nelle ultime stagioni, il suo ruolo si è drasticamente ridotto nel 2025–26: ha giocato solo 18 delle prime 44 partite e non mette piede in campo da settimane, una situazione lontanissima dal percorso di crescita immaginato per lui. In questo contesto è tornato d’attualità un vecchio retroscena: secondo The Athletic, durante il processo pre-draft del 2021 Steve Kerr avrebbe preferito Franz Wagner a Kuminga. Fonti interne confermarono all’epoca che Kerr e altri membri dello staff spingevano per Wagner, poi scelto alla numero 8 da Orlando, mentre Golden State optò per Kuminga alla 7, puntando su atletismo d’élite e potenziale a lungo termine per il post–Stephen Curry.
Oggi quella decisione assume un altro peso. Wagner è diventato uno dei giocatori più affidabili degli Orlando Magic, un esterno moderno capace di segnare, creare gioco e difendere. La sua crescita costante contrasta con il ruolo sempre più marginale di Kuminga e con un rapporto ormai logoro con lo staff tecnico dei Warriors. Il tempismo rende tutto ancora più significativo. La richiesta di trade è arrivata nel primo giorno utile, chiudendo ogni dubbio sul suo futuro nella rotazione. Allo stesso tempo, l’ascesa di Wagner evidenzia il tipo di profilo che Golden State ha sempre cercato di affiancare a Curry: un giocatore che si inserisce nel sistema senza alterarne gli equilibri offensivi.
Le scelte al Draft raramente appaiono definitive nell’immediato. Il contesto cambia, le proiezioni ingannano. Ma cinque anni dopo, questa decisione pesa perché riguarda la coerenza interna più che il talento puro. La preferenza di Kerr indicava un giocatore “giusto” per il sistema, non solo un atleta dal grande potenziale. Ora i Warriors affrontano le trattative con la consapevolezza che il passato bussa alla porta. L’addio di Kuminga costringe a rivedere non solo il roster, ma anche il modo in cui certe scelte continuano a influenzare il presente. E, paradossalmente, se alla fine Kuminga dovesse restare, non sarebbe un dramma: basterebbe finalmente capire come valorizzarlo davvero.