Warriors frastornati, i Raptors colpiscono duro al Chase Center

Matas Buzelis
Matas Buzelis
© foto di nba.com

I Warriors tornano sul parquet del Chase Center appena ventiquattr’ore dopo aver perso Jimmy Butler per il resto della stagione e l’impatto emotivo si vede subito: la squadra di Steve Kerr entra in campo con la “testa pesante”, mentre i Raptors fiutano l’occasione e aprono la gara con un 10-0 che dà subito la misura del divario di energia. L’indirizzo della serata lo danno l’ispiratissimo Immanuel Quickley, che combina punti e regia, e la mano calda di Gradey Dick, allargando rapidamente il gap fino al 28-10. Solo due triple di Gary Payton II interrompono l’emorragia, ma Scottie Barnes continua a martellare, tenendo Golden State costantemente in affanno (41-28). Come promesso dopo la gara precedente, Kerr prova a cambiare l’inerzia lanciando Jonathan Kuminga, ma l’ala, ancora fuori ritmo, fatica a incidere mentre dall’altra parte Sandro Mamukelashvili punisce dall’arco con un perfetto tre su tre. I Warriors affondano fino al -28 (59-31), traditi da un 3/17 da tre, e serve un buon passaggio di Stephen Curry, fin lì impreciso, per limitare i danni e rientrare negli spogliatoi sul -20 (70-50).

Al rientro Golden State prova a rimettere mano alla partita: Quickley e Barnes continuano a spingere Toronto fino al +30 (91-61), poi i Warriors passano a una difesa a zona per spezzare il ritmo dei canadesi e, per la prima volta, la partita cambia davvero tono. La zona rallenta l’attacco Raptors, Buddy Hield trova la mano calda dall’arco, Jonathan Kuminga si accende in attacco e il margine si dimezza (108-94), riaccendendo il pubblico del Chase Center. Brandon Ingram ridà ossigeno a Toronto a inizio quarto periodo, ma l’inerzia resta in bilico: sospinti dall’energia difensiva e dalle triple di Hield, i Dubs arrivano fino al -9 (125-116), facendo intravedere una rimonta clamorosa. Quickley, Ingram e Barnes si prendono i possessi pesanti, attaccano la zona con pazienza, trovano tiri puliti e chiudono ogni varco alla rimonta di Golden State, trasformando la grande paura in una vittoria tutto sommato logica per una squadra che, a differenza dei Warriors ancora scossi dall’assenza di Butler, sembra avere oggi certezze più solide su cui appoggiarsi.