Nel money time i Rockets chiudono la porta a Wembanyama e agli Spurs
Per una squadra che in stagione ha spesso faticato a chiudere le partite, il derby texano contro San Antonio somigliava molto a un esame di maturità, e i Rockets lo hanno superato nel modo più convincente: vincendo nel money time. Houston firma il terzo successo consecutivo, spegnendo la serie positiva degli Spurs e mettendo un mattone importante nella corsa a Ovest, in una serata in cui la regia totale di Alperen Sengun (20 punti, 13 rimbalzi, 9 assist) e la personalità di Reed Sheppard (21 punti) hanno fatto la differenza più dei numeri. Per lunghi tratti, però, la gara è sembrata nelle mani degli ospiti: la mano caldissima di Julian Champagnie (27 punti, 8 rimbalzi) dall’arco ha dato subito più di dieci punti di margine dopo un primo quarto ad altissimo punteggio, vantaggio che San Antonio ha amministrato fino all’intervallo (60-70) e oltre, approfittando anche di una Houston ancora alla ricerca del proprio ritmo. In questo contesto, la grande notizia per Ime Udoka è stata la capacità dei suoi di restare mentalmente dentro la partita nonostante le difficoltà, aspettando il momento giusto per colpire.
La svolta arriva nella seconda metà, quando la partita si sposta sul terreno preferito dei Rockets: quello della fisicità. I rientri dalla panchina di Clint Capela e soprattutto di Sheppard cambiano l’inerzia del terzo quarto, accendendo un parziale di 13-0 costruito insieme a Kevin Durant (18 punti) che riporta Houston a contatto e, di fatto, incrina le certezze offensive degli Spurs. Da quel momento l’attacco di San Antonio si inceppa: le scelte diventano frettolose, Keldon Johnson forza conclusioni da lontano, e per cinque minuti lo score degli ospiti resta fermo, rotto solo da qualche iniziativa di Dylan Harper e De’Aaron Fox. Nel finale Jabari Smith Jr. trova un jumper dalla media che Wembanyama (14 punti, 10 rimbalzi) non riesce a replicare, poi Sengun punisce dal post la scelta di Luke Kornet come risposta di taglia, regalando due possessi pieni di margine ai Rockets. Le ultime speranze Spurs si infrangono su una tripla corta di Wemby e su un altro errore pesante di Stephon Castle, simboli di una serata chiusa con percentuali di squadra troppo basse per pensare di espugnare Houston. Limitando gli avversari a soli 14 punti nell’ultimo quarto e chiudendo la pratica dalla lunetta, i Rockets mostrano finalmente la versione di sé stessi che Udoka chiede da mesi: una squadra capace non solo di costruire vantaggi, ma anche di proteggerli quando il cronometro entra nella zona rossa.