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Franz Pinotti, una vita col Sanga ed un record fantastico

Il coach della Repower ha festeggiato in occasione dell'utlima giornata di campionatyo, un record personale davvero importante
18.01.2026 14:39 di  Eduardo Lubrano  Twitter:    vedi letture
Franz Pinotti, una vita col Sanga ed un record fantastico

La trasferta a San Giovanni Valdarno di sabato 17 gennaio, ha portato in dote in casa Sanga Milano, targata Repower, almeno tre cose preziose. La vittoria, dopo un supplementare, in casa della terza nella classifica del girone A della serie A2. Doppio confronto a favore delle milanesi con due vittorie. Poi i 3000 punti segnati in carriera da Susanna Toffali, capitana del Sanga, in serie A. E le 450 panchine sempre in serie A di Franz Pinotti, allenatore, mentore, guida tecnica, spirituale ed emotiva del club meneghino.
Quanti ricordi. La prima, per esempio fu nel 2010 e fu una vittoria in casa con Bolzano. Io divenni allenatore perché costavo zero. Mi spiego. L’anno prima c’erano degli investitori che ci hanno aiutato ed io ero il vice allenatore. Ci salvammo, in quella stagione ai play out ma dopo quegli investitori andarono via e così io che ero dentro la società, sono diventato capo allenatore”.

Diceva dei ricordi…
Impossibile sceglierne uno o alcuniHo avuto la fortuna di allenare tante ragazze straordinarie, professionali, in gamba. Da loro ho imparato tanto, nella gestione di un gruppo, magari con molto talento e molte individualità di livello. E poi le vittorie importanti, le sconfitte, i momenti diversi all’interno della società. Insomma un bagaglio che ho nel cuore”.

Come è cambiato il mondo del basket durante queste 450 panchine?
“A livello organizzativo moltissimo. Tutto è diventato più complicato e costoso. Capisco come molte società facciano fatica o non si possano permettere un’attività di un certo livello. La riforma dello sport, benchè importante e sana per certi versi, ci ha messo in difficoltà. Credo che tante cose andrebbero modificate, magari partendo dai NAS che sono un problema serissimo. Perché non legarli ai contratti’ Se io posso dare ad una giocatrice 200 mila euro, faccio un esempio, allora è giusto che io paghi anche 10 o 15 mila euro. Ma se una giocatrice prende 500 o mille euro al mese perché devo pagare il NAS come quello di una affermata e di alto livello? Oggi nessuno, anche per questo, prende una ragazzina come sesta o settima e viviamo in un sistema che brucia subito tante potenzialità perché non abbiamo pazienza”.

E dal punto di vista tecnico?
“Vedo tanti allenatori bravi, migliori anche perché hanno tante occasioni di aumentare le loro competenze. Rispetto alle giocatrici trovo che la serie A2 sia più interessante della A1 perché si vedono tante giovani che stanno in campo. Però ne perdiamo altrettante a causa della fretta che abbiamo di consumare tutto in poco tempo. Io non voglio roster da 12 o 13 giocatrici ma almeno da poter fare allenamenti intensi e di qualità.Da questo deriva una domanda: cosa vogliamo fare nel settore giovanile. Le ragazze arrivano prima dei maschi in prima squadra e non posso vedere che a molte di queste mancano delle competenze perché nel giovanile si discute sulla difesa a zona o meno, sui blocchi o meno e via dicendo. Ognuna con le sue caratteristiche ma tutte dovrebbero avere delle competenze tecniche già sviluppate. Perché non insegniamo alle lunghe a giocare sotto canestro? Ma anche alle piccole così quando passano la palla alla compagna che gioca sotto, sanno cosa vuol dire e capiscono come dar loro la palla in modo corretto”.

La stagione del Sanga sin qui come la valuta?
Uno dei nostri obiettivi era giocare la finale di Coppa Italia ma sappiamo come è andata, le partite secche sono complicate. Abbiamo avuto due sconfitte perché Costa ha giocato meglio di noi nel controllo della partita. E con Milano Basket Stars perché il derby è una partita a sé. Per il resto sono soddisfatto, la vittoria a San Giovanni è stata molto importante perchè venivamo da una settimana di influenze e virus e solo venerdì ho avuto la squadra al completo. Tra l’altro anche quest’anno abbiamo giocato con San Giovanni dopo la Coppa Italia e come l’anno scorso abbiamo vinto lì. E le due partite dopo l’eliminazione dalla Coppa abbiamo fatto fuoco e fiamme perché volevamo riscattarci in qualche modo. Nel girone di ritorno abbiamo ancora solo 4 trasferte e sette partite in casa – dopo la gita in Toscana, ndr – e vedremo di giocarcela al meglio. Anche perché è un campionato dove non c’è chi domina e chi è una squadra materasso dunque servono rispetto ed attenzione per tutte le avversarie”.

I suoi progetti? Altre 450 panchine?
Non lo so se avrò la forza e la fortuna di doppiare questo traguardo ma se capitasse perché no. Io vorrei continuare ad utilizzare lo sport come laboratorio di vita, come strumento sociale per far capire alle ragazze che c’è un altro modo di vivere e prendere tutto quello che lo sport ci insegna. Il potenziale è enorme, un eccellenza sociale. E poi vorrei andare al mare un giorno, con le mie figlie ed i nipoti”.