Calendario impazzito, caos EuroLeague: ognuno pensa solo (e male) ai fatti suoi
La situazione che si ripete - e che verrà affrontata oggi 3 marzo dalle ore 12:00 con un Consiglio di Amministrazione a Barcelona - è sempre la stessa: la EuroLeague si trova nuovamente esposta e impreparata davanti a un tema cruciale, dimostrando di non essere all’altezza delle responsabilità che comporta la gestione di una competizione di questo livello. Le decisioni affrettate, l’incapacità di valutare correttamente il contesto e l’assenza totale di assunzione di responsabilità continuano a minare la credibilità dell’organizzazione. Dopo settimane segnate da arbitraggi discutibili e da scelte dei vertici che sembrano rispondere più a interessi personali che alla tutela del torneo, la crisi geopolitica in Medio Oriente ha messo ulteriormente in luce i limiti strutturali della lega. La scelta di riportare le partite in Israele in un momento ancora instabile si è rivelata un errore evidente, frutto di pressioni esterne e di una valutazione superficiale dei rischi.
Ora la EuroLeague si trova a dover gestire un problema che essa stessa ha creato: con il conflitto in corso e solo nove giornate rimaste, il calendario è nel caos. Alcune gare sono state disputate in Israele, altre rinviate, altre ancora giocate a porte chiuse o in campi neutri sparpagliati in mezza Europa. Nessuno sa in quali condizioni si giocheranno i recuperi né quanto tutto questo influenzerà la classifica, soprattutto per squadre come Hapoel, Maccabi e Dubai, ancora in corsa per playoff e play‑in. Eppure, nonostante la gravità della situazione, è improbabile che qualcuno paghi per queste scelte sbagliate: la EuroLeague continua a funzionare come una sorta di “ufficio pubblico” dove nessuno è responsabile di nulla, mentre chi osa criticare arbitraggi o decisioni viene punito severamente. Una mentalità vecchia, autoreferenziale, che soffoca trasparenza e meritocrazia. Prima o poi questo sistema dovrà cambiare, e l’unica forza in grado di farlo sono le stesse società che partecipano alla competizione. Sempre che lo vogliano...