NBA Europe, il progetto alla prova della realtà: investitori cauti e nodi strutturali

22.05.2026 17:20 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
Final Four
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© foto di EuroLeague Basketball

Il progetto NBA Europe entra nella sua fase decisiva, ma l’entusiasmo iniziale sta lasciando spazio a una valutazione più prudente. D'altra parte, dubbi e domande espressi da tanti addetti ai lavori non hanno trovato risposta da parte della direzione dei lavori in questi mesi, in cui si è preferito magnificare la possenza dell'arrivo della NBA e martellare l'organizzazione della EuroLeague sperando che importanti defezioni la facessero implodere. Adesso, secondo Adam Silver e Georges Aivazoglu, la lega si avvicina al momento delle offerte vincolanti, attese nella prima settimana di giugno, un passaggio che definirà la direzione reale del modello pensato per il Vecchio Continente. È il punto di arrivo di un percorso iniziato con la fase preliminare chiusa il 31 marzo scorso, quando la NBA aveva raccolto manifestazioni d’interesse non vincolanti da parte di investitori e club.

In quella prima tornata, i segnali erano stati forti. Il vice‑commissioner Mark Tatum aveva parlato di oltre 120 soggetti interessati, distribuiti tra i principali mercati europei. Le cifre circolate erano imponenti: investimenti tra i 500 milioni e oltre 1 miliardo di dollari per singola franchigia, con alcune proposte che superavano addirittura quel tetto. Le città coinvolte restano quelle che da sempre popolano l’immaginario dell’espansione NBA: Londra, Parigi, Milano, Berlino, Madrid, Roma. L’idea iniziale prevede una lega composta da 10‑12 franchigie permanenti. 

Ora, però, il progetto entra nella fase più delicata. Le impressioni degli addetti ai lavori sottolineano come la realtà del mercato stia imponendo una revisione delle aspettative. Gli esperti finanziari citati nel report mettono in dubbio la sostenibilità delle valutazioni più alte, ritenendo che solo poche città europee possano reggere investimenti nell’ordine del miliardo di dollari. È un primo segnale di quanto la distanza tra ambizione e fattibilità sia ancora ampia.

Un altro nodo riguarda la partecipazione dei club europei già affermati. Secondo le stesse fonti, le squadre di EuroLeague non hanno presentato offerte vincolanti, lasciando aperta la possibilità che la nuova lega nasca senza l’adesione dei protagonisti storici del basket continentale. L’unica eccezione è il Real Madrid, ancora indeciso sul proprio futuro tra EuroLeague e progetto NBA. Una posizione che pesa, vista la forza commerciale del club, ma che non è sembrata sufficiente a far pendere la bilancia dal lato degli americani. L’assenza dei grandi nomi dell’EuroLeague apre un fronte di preoccupazione: quello della frammentazione del mercato. Il rischio è che competizioni concorrenti finiscano per dividere il pubblico, soprattutto in quei Paesi dove le rivalità storiche rappresentano il motore principale di interesse e valore televisivo. E che l'inesistenza di un fenomeno equivalente negli States rende incomprensibile la realtà del Vecchio Continente agli analisti USA. Non preso poi in considerazione il rientro, che prima o poi ci sarà, delle squadre russe, che non potranno essere lasciate fuori dalla porta.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le questioni regolamentari. Le istituzioni europee, inclusa la Commissione Europea, hanno espresso dubbi su vari aspetti della governance proposta: dal modello di salary cap ai diritti media centralizzati, fino ai flussi finanziari transfrontalieri. E il movimento di capitali, che deve sottostare a insidiose norme antiriciclaggio che i disinvolti equity found americani non apprezzano. Temi che richiedono un allineamento complesso tra normative sportive e quadro legislativo finanziario e fiscale europeo.

Un altro punto sensibile riguarda la struttura stessa della lega. La NBA propone un sistema di franchigie simile a quello americano, senza promozioni o retrocessioni. Un’impostazione che si scontra con la tradizione sportiva europea e che continua a essere oggetto di discussione con FIBA ed EuroLeague. Si può chiedere alla Polisportiva Real Madrid di rinunciare alla proprietà della sezione pallacanestro e conferirla a una entità che domani, a maggioranza, potrebbe escluderla dal sistema, come successo a Donald Sterling dei Los Angeles Clippers? Che ne pensa Giannakopoulos del Panathinaikos? Domande che poniamo dall'inizio di questa storia, a cui nessuno ha una risposta.

Il dialogo tra le parti prosegue, ma secondo diversi commentatori, si sottolinea come non sia stato raggiunto alcun consenso definitivo. La fase delle offerte vincolanti sarà quindi il momento della verità: da lì si capirà se il progetto NBA Europe potrà procedere nella forma immaginata o se dovrà essere ripensato. Con la scadenza di giugno alle porte, è chiaro che, suo malgrado, la NBA si trovi davanti a un bivio. O arriveranno impegni solidi e diffusi, capaci di dare slancio al progetto, oppure la nascita della lega europea richiederà un percorso più lento, più cauto e forse meno ambizioso di quanto immaginato all’inizio. Anche una figuraccia planetaria per aver affrontato questo argomento con troppa leggerezza, contando sulla collaborazione di una FIBA che mai come stavolta ha manifestato la sua irrilevanza con una presenza da semplice spettatore (tant'è che l'abbiamo nominata solo alla fine).