LeBron James e la chiave per limitare Wembanyama: “Serve le persone giuste”
Nel pieno delle finali della Western Conference, mentre Victor Wembanyama continua a dominare la serie contro Oklahoma City, LeBron James offre una lettura lucida su come si possa provare a limitarne l’impatto difensivo. Lo fa nel podcast Mind the Game, rispondendo a una domanda di Steve Nash e partendo da un presupposto semplice: «Ovviamente devi avere il personale giusto».
Per James, il primo punto è la versatilità. «La prima cosa che mi viene in mente è: puoi mettere cinque playmaker o cinque tiratori in campo allo stesso tempo, con taglia?». Non molte squadre hanno questa possibilità, ma lui ne individua tre: Thunder, Cavaliers e Knicks, tutte capaci di schierare quattro o cinque giocatori che sanno tirare, passare o mettere palla per terra.
È un dettaglio non da poco, perché Wembanyama — unanimemente premiato come Difensore dell’Anno — sta mostrando tutta la sua influenza nella serie contro OKC, grazie a una combinazione di taglia, mobilità e capacità di coprire enormi porzioni di campo.
Togliere Wembanyama dal suo habitat naturale. James entra poi nel cuore della questione: come evitare che il francese sia il “low man”, il difensore che arriva in aiuto dal lato debole. «Quando lui esagera con gli aiuti, o quando gli Spurs vengono battuti, i giocatori devono essere pronti a tirare o creare». La chiave, secondo LeBron, è tenerlo “above the break”, lontano dal cuore dell’azione, impedendogli di essere sempre il primo a chiudere l’area.
Non importa da quale angolo arrivi l’aiuto: la sua lunghezza gli permette di coprire tutto con facilità. Per questo, se si gioca un pick‑and‑roll, bisogna tenere il suo uomo alto, lontano dal raddoppio, così da costringerlo a percorrere più metri per contestare un tiro o una penetrazione. È un lavoro di squadra, fatto di spaziature e letture, che punta a togliere a Wembanyama la possibilità di essere ovunque.
Metterlo sotto pressione: il pick‑and‑roll come arma. C’è però anche un altro modo per ridurne l’impatto: costringerlo a difendere la palla. «Se lo metti in un pick‑and‑roll con uno stretch 4 o uno stretch 5, o due giocatori che possono fare più cose, allora deve difendere il pallone». In questo modo gli si toglie la libertà di essere il difensore che arriva dal lato debole, quello che può cambiare l’azione con un recupero fulmineo. James lo definisce “metterlo in posizioni compromettenti”, non perché diventi inefficace, ma perché diventa meno efficace rispetto a quando può leggere tutto da dietro e intervenire come un libero del basket.
Un dominio che resta intatto. Nonostante tutte queste strategie, LeBron è chiaro: si può solo ridurre, non annullare, l’impatto di Wembanyama. Il francese sta viaggiando a cifre irreali: 31 punti, 20.5 rimbalzi, 4.5 assist e 3.5 stoppate di media nella serie. E non è solo. Stephon Castle e Devin Vassell stanno dando un contributo difensivo importante, rendendo gli Spurs un gruppo molto più solido di quanto si pensasse all’inizio della stagione.
OKC ci è riuscita in Gara‑2. Un segnale, però, c’è stato. In Gara‑2 i Thunder hanno fatto un lavoro migliore nel limitarlo, grazie soprattutto alla prestazione di Isaiah Hartenstein, che ha saputo contenerlo più di chiunque altro nella serie finora. Ora la serie si sposta a San Antonio, e sarà interessante capire come gli Spurs risponderanno a questi aggiustamenti.