Sam Presti, la cultura prima di tutto: come nasce il progetto Thunder

Sam Presti, la cultura prima di tutto: come nasce il progetto Thunder

Sam Presti non ha mai avuto bisogno di effetti speciali per convincere qualcuno. Anche quando lui e una delegazione dei Thunder volano a Eugene per incontrare Isaiah Hartenstein all’apertura della free agency 2024, il general manager sceglie la via più diretta: «Non posso prometterti minuti. Non posso prometterti un ruolo. Ma posso prometterti una cultura». Una frase che racconta perfettamente il modo in cui Oklahoma City è stata costruita.

Hartenstein arriva da una carriera da giramondo, passato per G League, tagli, scambi, cinque squadre in cinque anni. Eppure, per i Thunder è il free agent più importante della loro storia. Presti non gli offre glamour, ma due certezze molto più concrete: la possibilità di competere per il titolo e un contratto più ricco di quello che New York potesse permettersi.

La pazienza, del resto, è stata la chiave del GM anche nella stagione precedente, quando OKC diventa la più giovane prima testa di serie della storia NBA . Con un tesoro di scelte accumulate durante la ricostruzione, avrebbe potuto tentare un colpo di mercato. Invece decide di valutare il gruppo nei suoi primi playoff insieme, senza strappi.

Carattere, non nomi: la filosofia che arriva da San Antonio. Presti non cerca stelle da copertina. Cerca persone. «Sam ha rinunciato al talento per prendere esseri umani», dice Shai Gilgeous-Alexander, sottolineando come questo approccio abbia cementato la chimica del gruppo. È un’impronta che nasce dai suoi anni formativi a San Antonio, dove vive dall’interno tre titoli NBA e impara il valore di cultura e carattere prima ancora che di talento puro.

Non sorprende, quindi, che i due innesti scelti per completare il puzzle siano Alex Caruso e Hartenstein: connettori, competitivi, intelligenti, fisici, altruisti. Caruso arriva via trade il 21 giugno, forte dell’anello vinto con i Lakers nel 2020. Hartenstein accetta nove giorni dopo un triennale da 87 milioni, superiore al massimo che i Knicks potessero offrirgli per via delle regole sugli early Bird rights .

Il risultato: veterani che fanno la differenza quando conta. Il lavoro di Presti si vede oggi, nei playoff. Caruso e Hartenstein sono diventati l’ossatura esperta di una squadra giovanissima che punta al repeat dopo il titolo della scorsa stagione. Caruso, 32 anni, è il veterano che alza il livello quando la posta si alza. In gara‑1 contro San Antonio segna 31 punti con 8 triple, punendo la scelta degli Spurs di lasciarlo libero per permettere a Wembanyama di presidiare l’area. In gara‑2 replica con 17 punti, 5 assist e il miglior plus/minus della partita, costringendo gli avversari a rivedere il piano difensivo.

Hartenstein, invece, incarna la fisicità che OKC cercava. Dopo una gara‑1 da appena 12 minuti, in gara‑2 accetta il compito di marcare Wembanyama e cambia la serie: il francese passa da 26 a 10 punti nel pitturato e da 13 a 3 tiri liberi tentati. In attacco è una presenza costante: 10 punti, 13 rimbalzi, 8 dei quali offensivi, con cinque extra‑possessi solo nel quarto periodo.

Il merito di Presti: scegliere le persone giuste. Il filo rosso è sempre lo stesso: Presti non ha inseguito la star, convinto del trio Gilgeous-Alexander–Holmgren–Jalen Williams. Ha cercato incastri, non nomi. Ha scelto veterani che potessero completare il gruppo, non oscurarlo. E oggi i Thunder si ritrovano con una squadra che gioca come una squadra, che reagisce come una squadra, che vince come una squadra. Perché la cultura che Presti promette non è uno slogan: è la base su cui ha costruito tutto.

Redazione Pianetabasket.com
autore
La redazione di PianetaBasket.com è composta da giornalisti e collaboratori specializzati. Il portale è un punto di riferimento in Italia per notizie in tempo reale su NBA, EuroLeague, Serie A, mercato, risultati e analisi.