La Dinamo retrocede, Trieste e Cremona scappano via: nulla si crea e nulla si distrugge
Per la stagione del campionato LBA 2014-15, la Dinamo Sassari era accreditata di un budget di 5,8-6,0 milioni di euro. Una somma importante visto che, dopo la caduta della Montepaschi Siena che aveva avuto budget anche di 20 milioni, lo scudetto era tornato ad essere contendibile e l'Olimpia Milano era ancora nell'era Proli, uno sempre attento nell'aprire il portafoglio. Arrivò il triplete in Sardegna, come tutti ben ricordano, insieme a tanti ottimi giocatori. Nella stagione 2025-26 il budget è rimasto sostanzialmente invariato, sempre secondo stime non ufficiali: 6 milioni. Ma nel frattempo, in questi undici anni, il mondo della pallacanestro si è ingigantito e si è completamente trasformato. Sono comparse parole nuove come bacini di mercato dei club; allungamenti dei calendari dei campionati; crescita economica di tornei di serie A in tutto il mondo - Cina, Giappone, Australia ad esempio; esplosione della G-League e allargamento dei roster NBA a depauperare l'offerta di giocatori di ottimo livello da mandare in giro per il mondo; scelte sbagliate della FIP incapace di incentivare la crescita dei giocatori dopo i 19 anni o di curare l'offerta popolare della pallacanestro in televisione lasciando un buco mediatico in cui altri sport si sono prontamente infilati.
I nostri 23 lettori sanno che non ci piace onorare a caso le persone. Ma con una Sassari che non poteva e non è cresciuta di pari passo al neo gigantismo del basketball, di cui NBA Europe si vuole accreditare come l'ultimo affare del secolo, la navicella di Stefano Sardara è riuscita a offrire un buon prodotto, alternando annate migliori ad altre meno, pur vedendo il margine di competitività ridursi sempre più. La capacità di marketing, quella di mettere insieme le risorse per poter rimanere in serie A anche nelle retrovie della classifica, è diventata una discriminante fondamentale e in Italia, con un mercato dei diritti televisivi praticamente inesistente - con buona pace di Alessandro Mamoli e del suo staff che fanno un lavoro egregio in LBA TV - bisogna guardarsi intorno magari anche con il cappello in mano e raschiare il fondo del barile. La Dinamo Sassari ha avuto negli ultimi tre anni (2023-2025) 5,1 milioni di euro complessivi dalla Regione Sardegna (link delibera 45/28 del 20 dicembre 2023), che non risultano essere stati rinnovati per il triennio 2026-2028; l'arrivo del lombardo Mauro Maschio a fine 2025 come Direttore Generale del Banco di Sardegna al posto di Giuseppe Cuccurese andato in pensione e la contemporanea scadenza del contratto di sponsorizzazione potrebbero portare ad ulteriore riduzione del budget. Chissà se la proprietà BPER ha qualcosa da dire in proposito. Meno importante, certo, ma anche una certa disaffezione del pubblico - le presenze al PalaSerradimigni si sono ridotte e il palazzetto con i suoi 4.500 posti rimane piccolo - avrebbe fatto mancare la sua fetta di raccolta ad un mercato già "small", come dicono negli USA. Un paese dove la città di Philadelphia si è contesa con lo stato confinante del Delaware centinaia di milioni di dollari di contributi ai Sixers per realizzare una nuova arena (link) tanto per spiegare come, nel caso della Dinamo, una squadra sportiva possa rappresentare molto di più di un interesse privato per una città, o una regione. Immaginate che investimento dovranno fare Las Vegas e Seattle per convalidare le due nuove franchigie.
Questo complesso di cause, logicamente, non vale solo per la Dinamo Sassari. Sfumando le differenze, il discorso si può applicare alla "fuga" dei titoli sportivi di serie A da Cremona e Trieste. Piazze appassionate si, ma non è più sufficiente. Se le due società non sono più rappresentative delle città in cui sono nate, non sono più interessanti per il blasone e il valore aggiunto che possono generare per la comunità non ci sono molte alternative. Andare via, ridimensionare le ambizioni a categorie più sostenibili, chiudere i battenti. Nel bene e nel male Sardara è stato un centro di gravità permanente per la Sardegna; Vanoli un mecenate illuminato quanto capriccioso per un bacino di utenza inesistente; Matiasic come nel ballo della scopa se l'è ritrovata in mano a musica finita, visto che le forze economiche cittadine ritengono di aver già dato alla causa in passato e, in quanto alla politica, non si capisce perché il sindaco Dipiazza, se ha trovato i mezzi per la possibile ripartenza in A2, non li ha offerti al momento giusto alla Pallacanestro Trieste, squadra senza main sponsor vogliamo precisare, per non vedersi scippare il club per l'ennesima volta. Arrivati a questo punto vogliamo farvi notare che non abbiamo menzionato per nulla l'iconografia dello sport, il fascino del gesto sportivo, il rito del ritrovarsi al palazzetto. Queste cose esistono, sono quelle che ci hanno fatto innamorare della pallacanestro e che sono valide a tutti i livelli, dalla serie A alla Seconda Divisione, che ci fanno scrivere vibranti appelli agli "stakeholders". Ognuno decida però serenamente a quale livello vuole stare, i giochetti dell' "armiamoci e partite" e quello dello scaricabarile non funzionano più negli Anni Venti di questo secolo.