Joel Embiid: “Pensavo davvero di essere finito per il livello più alto”
La stagione dei Philadelphia 76ers si è chiusa senza il traguardo della finale di conference, un obiettivo che Joel Embiid non ha ancora raggiunto in carriera. Nonostante l’eliminazione netta contro i New York Knicks, il centro camerunese ha spiegato che il vero successo, per lui, è stato riuscire semplicemente a giocare dopo mesi di incertezze legate al suo ginocchio. Embiid ha raccontato di aver iniziato l’annata senza sapere se sarebbe stato in grado di scendere in campo, temendo che i problemi fisici accumulati negli ultimi anni potessero aver compromesso la sua carriera ad alto livello. Ripercorrendo la stagione, il lungo ha spiegato di aver finalmente trovato una soluzione per gestire il ginocchio, che non gli ha creato ostacoli significativi. A frenarlo sono stati invece altri infortuni, che lo hanno limitato nel numero di partite disputate, ma non nella volontà di competere fino all’ultimo possesso. Embiid ha ammesso di aver giocato la serie contro New York in condizioni tutt’altro che ideali, ancora debilitato dall’operazione all’appendicite e dai tempi di recupero troppo brevi, che hanno influito sulla sua mobilità e sulla tenuta fisica complessiva.
Nonostante le difficoltà, il centro ha dichiarato di aver dato tutto ciò che aveva, pur riconoscendo che non è bastato per evitare l’eliminazione. Ha parlato apertamente della frustrazione per l’ennesima uscita prematura, ma anche della necessità di migliorare e di continuare a lavorare per invertire una tendenza che sembra perseguitarlo da anni. Nick Nurse ha voluto sottolineare la dedizione del suo giocatore, lodandone lo sforzo per essere comunque presente in campo nonostante le condizioni difficili, soprattutto in Gara 3, dove ha stretto i denti per aiutare la squadra. A 32 anni, Embiid resta l’unico MVP a non aver mai raggiunto una finale di conference, ma questo dato non sembra scalfire la sua visione più ampia della vita e della carriera. Ha ribadito di non preoccuparsi della narrativa esterna sulla sua “legacy”, convinto che ciò che conta davvero sia ciò che ha costruito fuori dal campo e il ruolo che ricopre come uomo, padre e marito. Pur riconoscendo che non vincere sarebbe motivo di tristezza, Embiid ha spiegato che il basket non definisce completamente chi è, e che la sua priorità resta la famiglia e il senso di identità che porta con sé ogni giorno.