«Il basket torna a Roma»: Andrea Bargnani celebra il ritorno della Capitale in Serie A
Andrea Bargnani celebra il ritorno di Roma in Serie A dopo l'acquisizione da parte della cordata di Donnie Nelson e Luka Doncic della Vanoli Cremona, il cui titolo è stato trasferito nella Capitale. "Ricordo come fosse ieri la sensazione che avevo nello stomaco nel 2007 quando ero sul bus per andare al PalaEur con i miei Raptors per giocare contro i Boston Celtics di Paul Pierce", dice l'ex lungo NBA, oggi Executive Advisor della LBA. "Io che sui bus, quelli dell'ATAC però, per anni ci ho passato un'ora e mezza a tratta per andare e tornare da scuola, se andava tutto bene, e altre tre ore il pomeriggio per allenarmi. Cose che se non sei di Roma fatichi davvero a capire.
E quella partita da protagonista contro Kevin Garnett, che fino a quattro anni prima era in un poster appeso in camera mia, con i miei ex compagni di squadra sugli spalti che mi guardavano giocare; gli stessi compagni con cui facevo la colletta per comprare la pizza dopo l'allenamento, e con cui ci imbucavamo nei bagni del PalaEur o a viale Tiziano cinque o sei ore prima della partita della Virtus perché il biglietto non potevamo permettercelo, e quindi dovevi sperare che la polizia o gli steward non ti trovassero".
Bargnani aggiunge: "Sono romano al 100%, in tutto e per tutto.
L'amore per questo sport è cresciuto dentro di me insieme alla fame di arrivare, guardando la Serie A proprio lì, in quei due Palazzi dello Sport.
L'NBA esisteva già, i miei idoli erano Michael Jordan, Rodman, Pippen, Malone, Stockton... come per tutti. Ma i giocatori a cui puntavo davvero erano Jerome Allen, Rod Sellers, Anthony Parker e compagnia. Erano loro i riferimenti che potevo vedere con i miei occhi. Erano loro che magari mi firmavano un autografo, che si giravano per farmi un cenno se li chiamavo... o non mi cagavano proprio.
Io facevo il fantabasket comprando quei giocatori e studiando i loro tabellini come fossero pagine di un libro sacro.
Una cosa di cui spesso ci si dimentica, anche oggi che l'NBA è ovunque: un ragazzo di 12 anni che vive a Roma (come a Milano) la sera non può salire su un aereo per andare a San Francisco a vedere Curry. Non può. E quella distanza cambia tutto, perché quello che hai vicino diventa il tuo mondo.
Quando vedi migliaia di persone dentro un palazzetto che trattengono il fiato su ogni singolo movimento di un giocatore, il boato dopo una tripla, il silenzio prima di un tiro libero... sono queste le emozioni che da piccolo ti entrano dentro e non escono più. Che ti fanno capire che daresti qualsiasi cosa per essere anche tu lì sotto quei riflettori, a diventare un giocatore di Serie A ammirato da migliaia di persone.
E poi, chissà.
Il basket torna Roma. Per me non è solo una notizia. È qualcosa che sento".