Taylor Jenkins e il lungo percorso per arrivare alla panchina dei Bucks
Ci sono percorsi che sembrano costruiti pezzo dopo pezzo, e altri che, a guardarli bene, erano già scritti molto prima che diventassero realtà. Taylor Jenkins appartiene alla seconda categoria. Oggi è il nuovo head coach dei Milwaukee Bucks, ma la sua storia parte da molto più lontano, da un ragazzo che cercava la sua strada tra libri di economia, psicologia e un’idea di leadership che lo affascinava più di qualsiasi altra cosa.
Durante la sua conversazione introduttiva con Lisa Byington, Jenkins ha raccontato con ironia e lucidità il suo percorso accademico alla Wharton School della University of Pennsylvania. “È un titolo interessante” ha detto parlando della sua laurea, “è una laurea in economia con una concentrazione in management e un minor in psicologia. Sono fin troppe parole”. Poi ha sorriso: “In sostanza, ero uno studente di business, con il management come focus”.
Ma il punto non era il titolo. Era ciò che lo muoveva. “Fin da quando ero giovane, ciò che mi affascinava era stare in un ruolo di leadership” ha spiegato. Eppure, nonostante una formazione di altissimo livello, Jenkins sapeva che certe strade non erano per lui: “Non pensavo di avere la mente per lavorare a Wall Street, nella finanza o nella contabilità, anche se a Penn e Wharton quello è un mondo enorme”.
Quello che lo attirava davvero era altro: le persone. “Essere un connettore di persone era qualcosa che cercavo fin da quando ero alle medie e al liceo” ha raccontato, ricordando come l’università gli avesse dato l’occasione di approfondire questo interesse sia in aula sia nelle attività extracurriculari .
Da qui nasce il cuore del suo approccio: “Spero ancora oggi di usare le mie competenze di management. La psicologia? Amo studiare le persone. Amo assorbire ciò che mi circonda, osservare come si muovono e come parlano. A volte amo essere una mosca sul muro, altre volte devo intervenire”.
E poi c’è un dettaglio che racconta molto del suo carattere: “Quando ero giovane, volevo essere un insegnante” ha detto. “Avevo grandi modelli in classe, grandi allenatori nei campi e nelle palestre. Pensavo: ‘Un giorno mi piacerebbe essere un insegnante’”.
Alla fine, tutto si è ricomposto in un’unica direzione: management, psicologia, insegnamento. “Ora sono un allenatore NBA” ha concluso, quasi come se fosse la naturale evoluzione di tutto ciò che lo aveva appassionato fin da ragazzo. Taylor Jenkins non è arrivato ai Bucks per caso. È il risultato di un percorso che unisce studio, osservazione, leadership e una curiosità profonda per l’essere umano. E forse è proprio questo che lo rende, oggi, l’allenatore giusto per una squadra che cerca identità, equilibrio e una guida capace di leggere non solo il gioco, ma anche le persone che lo interpretano.