Daigneault e la notte che chiude la corsa: il racconto di una sconfitta che scotta

Daigneault e la notte che chiude la corsa: il racconto di una sconfitta che scotta

Ci sono serate in cui un allenatore non parla solo della partita, ma del viaggio intero. Mark Daigneault arriva davanti ai microfoni dopo il 111‑103 che manda gli Spurs alle Finals e lascia Oklahoma City un passo indietro, e lo fa con la calma di chi ha visto tutto, compreso ciò che non è andato. La prima cosa che sceglie di dire è un gesto di rispetto, quasi un inchino sportivo verso chi ha vinto: “Per prima cosa voglio congratularmi con San Antonio per una serie combattuta e per l’incredibile corsa che stanno facendo in questo momento” . Aggiunge che lui e la sua squadra hanno “nient’altro che rispetto per la loro squadra, la loro organizzazione e il mio collega Mitch Johnson”.

Daigneault riconosce che la crescita degli Spurs non è stata un lampo, ma un processo continuo. “È una cosa emergere come la squadra che sono stati quest’anno, ma hanno continuato a migliorare durante tutta la stagione e sono rimasti affamati per tutta la stagione”. Parole che raccontano bene il peso dell’avversario, ma anche la lucidità con cui il coach legge ciò che è appena successo.

Poi il discorso si sposta sull’atmosfera del Paycom Center, su quel legame che Oklahoma City ha costruito negli anni. “Voglio ringraziare i nostri tifosi che erano nell’arena stasera e tutti i nostri tifosi per il loro supporto”, dice, ricordando una frase che ripete spesso: “I tifosi ci mettono il vento alle spalle". E quando parla dell’ambiente, non cerca metafore: “L’atmosfera stasera è stata fuori scala”.

La partita, però, ha avuto un punto di rottura chiaro. “La loro capacità di controllare il pallone in questo edificio è stata impressionante ed è una delle ragioni principali per cui hanno vinto”, spiega. Aggiunge che le palle perse dei Thunder “hanno contribuito a ciò che hanno ottenuto stasera” e che gli Spurs “hanno segnato tiri davvero difficili. Direi tiri tempestivi”.

Daigneault non nasconde che Oklahoma City si sentisse in controllo in più momenti. “Pensavo fossimo in una posizione davvero buona all’intervallo” , ripete. “Pensavo fossimo in una posizione davvero buona all’inizio del quarto periodo”. Ma gli Spurs “avevano risposte stasera e bisogna togliersi il cappello davanti a loro”.

C’è spazio anche per Shai Gilgeous‑Alexander, autore di una prestazione enorme. “È stato brillante. Ovviamente ha giocato una grande partita… È stata una partita davvero di altissimo livello da parte sua”. E quando gli chiedono se la pressione del titolo da difendere abbia pesato, Daigneault è netto: “No. Penso che la stagione NBA sia davvero dura in generale. Non credo che quella sfida o quelle avversità fossero necessariamente collegate al ripetere”.

Il bilancio finale è doppio, come spesso accade nelle stagioni che finiscono troppo presto. “Si possono essere entrambe le cose. Orgogliosi dello sforzo, dei progressi e del livello a cui siamo riusciti a giocare… E possiamo anche essere davvero delusi” . Non cerca scuse, nemmeno per gli infortuni: “Non siamo mai stati una squadra che cerca scuse, e non inizieremo ora”.

Infine, una riflessione su Chet Holmgren, poco coinvolto in attacco. “In parte è colpa mia, in parte del modo in cui abbiamo approcciato la partita… Penso comunque che abbia giocato una partita di alto livello in alcune aree”. La stagione dei Thunder si chiude dopo 64 vittorie in regular season e una corsa playoff che si ferma a un passo dalle Finals, mentre San Antonio vola a sfidare i Knicks per il titolo. Daigneault lascia la scena con la compostezza di chi sa che il futuro non si costruisce solo con le vittorie, ma anche con notti come questa, in cui si impara a guardare avanti.

Redazione Pianetabasket.com
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