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Da Porzingis a Draymond Green: una estate di scelte decisive a Golden State

Da Porzingis a Draymond Green: una estate di scelte decisive a Golden State

Ci sono estati in cui una franchigia si ritrova davanti a un bivio, e ogni scelta è destinata a ridisegnare un diverso futuro. A Golden State questa sensazione è tornata a farsi sentire con forza, perché la prima domanda da affrontare riguarda un lungo che ha mostrato lampi di qualità, ma troppo raramente. Kristaps Porzingis, arrivato alla deadline da Atlanta, ha giocato appena quindici partite, abbastanza per lasciare intravedere il suo impatto, troppo poche per dare certezze. E così la dirigenza si ritrova a valutare se offrirgli un nuovo contratto di breve durata, attorno ai cinquanta milioni complessivi per due anni, oppure se liberare spazio salariale per poter utilizzare la mid-level exception non-taxpayer, che la prossima stagione dovrebbe superare i quindici milioni.

È qui che la storia prende una piega inattesa, perché secondo le valutazioni interne quella cifra potrebbe diventare un’arma di seduzione per LeBron James, qualora decidesse di lasciare i Lakers e non volesse accontentarsi di un contratto vicino al minimo veterani. In quella stessa fascia economica potrebbero rientrare anche altri profili come John Collins, Rui Hachimura, CJ McCollum, Anfernee Simons o Khris Middleton, nomi che rendono la scelta ancora più delicata.

Il mosaico salariale dei Warriors non si ferma a Porzingis. Draymond Green, ad esempio, è atteso al rifiuto della sua player option da 27,7 milioni per cercare un accordo più lungo, ma senza sconti eccessivi. L’ipotesi più realistica si aggira sui settantacinque milioni in tre anni, con una garanzia parziale o un’opzione di squadra sull’ultima stagione. Al contrario, Al Horford e De’Anthony Melton dovrebbero esercitare le rispettive opzioni, perché difficilmente troverebbero cifre superiori sul mercato.

C’è poi un altro dossier che inizia a pesare: il rinnovo in scala rookie di Brandin Podziemski. Non è diventato una star nei suoi tre anni a San Francisco, ma ha mostrato crescita costante e un valore concreto come passatore, rimbalzista e realizzatore. L’indicazione è chiara: se si riuscisse a chiudere attorno ai sessantaquattro milioni in quattro anni, sarebbe meglio farlo subito; altrimenti, si potrà attendere l’estate prossima e trattare da restricted free agent.

In mezzo a queste valutazioni, il front office continua a guardare anche al futuro più lontano. Carson Cooper, lungo di Michigan State, ha sostenuto un workout con la squadra e ha spiegato di ispirarsi proprio a Green per il modo in cui impatta la partita. «Il modo in cui giocava, il modo in cui riusciva a influenzare il gioco, è un po’ come sento di poterlo fare anch’io» ha raccontato. «Gioco una difesa dura, apro tiri per gli altri, do loro la palla, lavoro sui dribble handoff, facilito, trovo i tagli e passo il pallone. Cerco solo di essere un giocatore solido».

E mentre si valutano possibili innesti per aggiungere atletismo e gioventù, la sensazione è che questa estate possa diventare una delle più decisive dell’era post‑dynasty. Non ci sono certezze, solo incastri da trovare e scelte da pesare. Ma è proprio in questi momenti che si capisce quanto sia sottile la linea tra un nuovo ciclo e un lento declino.

Redazione Pianetabasket.com
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