Mike Brown, equilibrio e silenzi: così il coach dei Knicks si difende dal rumore di New York
A New York il rumore non si spegne mai. È una città che ti inghiotte, ti esalta, ti giudica, spesso tutto nello stesso giorno. Mike Brown lo sa bene, e forse proprio per questo ha scelto una strada diversa: quella dell’equilibrio, della distanza, del non farsi trascinare dalle onde emotive che la stampa newyorkese genera da sempre. «Non salire mai troppo in alto, non scendere mai troppo in basso, resta d’umore eguale» racconta, citando il mantra che Rick Carlisle gli ripeteva ai tempi dei Pacers.
Brown era il suo assistente dal 2003 al 2005, l’ultimo incarico prima di prendere in mano i Cavaliers e portare LeBron James fino alle Finals del 2007 . Diciannove anni dopo, eccolo di nuovo lì, sulla scena più luminosa della NBA, questa volta con i Knicks, e con quella filosofia ancora cucita addosso.
«Ho l’impressione di gestire tutto piuttosto bene» spiega Brown, ricordando come le difficoltà della vita lo abbiano preparato a sopportare quelle del basket, che in fondo «non sono che un gioco». È da questa convinzione che nasce la sua scelta di tenersi lontano da tutto ciò che può destabilizzarlo. «Senza voler offendere nessuno, non leggo nulla. Cerco in tutti i modi di non leggere o guardare ciò che esce, che sia stampa, social o altro, nel bene o nel male» confessa, con una sincerità disarmante.
Per Brown è una forma di protezione, un modo per non lasciarsi trascinare dalle oscillazioni emotive che lui stesso definisce «come un gesto della mano verso l’alto e poi verso il basso». Lo stesso approccio lo applica quando un giocatore si infortuna: non vuole dettagli, non vuole aggiornamenti continui. «Quando il giocatore è pronto a tornare, avvisatemi. Altrimenti mi manda fuori di testa» dice, quasi ridendo ma con una fermezza che non lascia dubbi.
È una linea guida che segue da sempre, ma che si è rafforzata proprio grazie a Carlisle. «È una linea di condotta che cerco di seguire da sempre, ma che si è consolidata quando ho lavorato con Rick, e cerco davvero di applicarla oggi come capo allenatore, soprattutto con questa squadra qui a New York» conclude Brown, consapevole che il metodo ha già dato i suoi frutti: i Knicks sono arrivati alle Finals NBA al suo primo anno sulla panchina.
In una città che vive di eccessi, Mike Brown ha scelto la via più difficile: quella della calma. E forse è proprio questo il segreto che sta riportando i Knicks dove mancavano da troppo tempo.