Wembanyama MVP delle Western Conference Finals: "Non è finita. Vogliamo altre quattro vittorie"
Ci sono sere in cui il destino sembra prendere forma davanti agli occhi di tutti, e il parquet diventa un palcoscenico in cui ogni gesto è un passo in avanti. A Oklahoma City è successo qualcosa di simile, perché mentre il cronometro scivolava verso lo zero, Victor Wembanyama ha capito che quel momento gli apparteneva. Non solo per la vittoria, non solo per l’accesso alle Finals, ma per ciò che rappresentava: un passaggio di consegne, un segnale forte, quasi inevitabile.
La sua prestazione in Gara‑7 non è stata la più scintillante della serie, ma è stata quella che ha definito il suo carattere. 42' in campo, 22 punti, 7 rimbalzi, 2 assist, e soprattutto la capacità di tenere insieme una squadra che ha risposto colpo su colpo. Attorno a lui, De’Aaron Fox ha infilato canestri pesanti per spegnere i tentativi di rimonta dei Thunder, Julian Champagnie ha trovato 20 punti con sei triple, Keldon Johnson ha piazzato due bombe decisive nel quarto periodo e Luke Kornet ha firmato forse la giocata della partita con la stoppata su Isaiah Hartenstein in campo aperto.
Wemby and the Spurs were HYPED after this Luke Kornet SWAT! https://t.co/J6o1cWZ8t9 pic.twitter.com/QdoHVvUjBo
— NBA (@NBA) May 31, 2026
Dall’altra parte, Shai Gilgeous‑Alexander ha provato a tenere in vita i campioni in carica con 35 punti, molti dei quali costruiti contro più difensori. Ma le assenze di Jalen Williams e Ajay Mitchell hanno tolto ossigeno all’attacco di OKC, mentre Chet Holmgren ha vissuto una serata da dimenticare, chiusa con soli quattro punti e due tiri tentati. A fine partita, SGA ha riconosciuto la statura degli Spurs: «Sono giovani, talentuosi, ben allenati, giocano nel modo giusto, sembra che si vogliano bene. Hanno la struttura. Non ci batti senza quella struttura».
Il successo non vale solo il primo accesso alle Finals dopo dodici anni, ma potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento più profondo. I Thunder, con il roster più profondo della lega e due stagioni da 68 e 64 vittorie, sembravano pronti a costruire una dinastia. Invece San Antonio li ha superati con un nucleo ancora più giovane, costruito attorno a Wembanyama, Stephon Castle e Dylan Harper, rispettivamente 22, 21 e 20 anni.
È il tipo di serie che può diventare l’inizio di una rivalità lunga, perché OKC ha la possibilità di riportare quasi tutti i giocatori e dispone di una montagna di scelte per muoversi sul mercato. Qualunque strada scelgano, Thunder e Spurs sembrano destinati a ritrovarsi in alto anche nel 2026/27, con le prime due posizioni della Western Conference nel mirino. Quando la sirena ha chiuso la partita, Wembanyama non è riuscito a trattenere l’emozione. Ha abbracciato compagni e amici per diversi minuti prima di rientrare negli spogliatoi. E' stato scelto all'unanimità come MVP delle Finali della Western Conference. Ha ricevuto il trofeo intitolato a Earvin "Magic" Johnson tramite voto di nove membri dei media. E nella conferenza stampa ha lasciato un messaggio semplice, diretto, che racconta meglio di ogni analisi la mentalità di questa squadra: «Ne vogliamo altre quattro. Non abbiamo finito».