Smart e i Lakers, un rinnovo che rischia di complicarsi prima ancora di cominciare
Ci sono giocatori che, nel giro di una stagione, riescono a cambiare la percezione che una franchigia ha di loro. Marcus Smart è uno di questi. A Los Angeles è arrivato quasi in punta di piedi, dopo un buyout che sembrava inserirlo in un ruolo marginale. Invece, nel giro di pochi mesi, ha conquistato lo spogliatoio, il pubblico e soprattutto Luka Doncic, che lo aveva voluto fortemente già la scorsa estate. Ora, però, il suo futuro rischia di trasformarsi in un rompicapo finanziario.
Smart ha una player option da 5.3 milioni, ma tutto lascia pensare che la rifiuterà: ha giocato meglio del valore del contratto e sul mercato potrebbe ottenere un aumento significativo. Il problema è che i Lakers, avendolo avuto per un solo anno, dispongono soltanto dei Non‑Bird rights, che limitano l’offerta massima a circa 6.1 milioni, appena un milione in più rispetto alla cifra attuale.
Per offrirgli di più, Los Angeles dovrebbe usare spazio salariale o parte della mid‑level exception, ma questo restringerebbe le possibilità di migliorare il roster, già pieno di nodi da sciogliere: Reaves, LeBron, Hachimura, Kennard, Hayes. Non possono riportarli tutti indietro, e ogni scelta pesa come un domino che rischia di cadere nella direzione sbagliata.
Il paradosso è evidente: Smart ha fatto abbastanza per meritarsi un nuovo contratto, ma proprio questo complica la sua permanenza. Il veterano ha guadagnato 14.7 milioni l’anno scorso a Washington, un dettaglio che rende ancora più probabile la sua decisione di testare il mercato, dove potrebbe ottenere offerte nella fascia della mid‑level exception, quasi tre volte il valore della sua player option.
I Lakers, dal canto loro, non vogliono superare il secondo apron e devono incastrare ogni movimento con precisione chirurgica. Reaves, con il suo cap hold basso, sarà l’ultimo dossier da chiudere, ma anche lui avrà un aumento importante, e ogni dollaro risparmiato o speso può cambiare la strategia complessiva.
In un mondo ideale, Los Angeles avrebbe i Bird rights su Smart e potrebbe offrirgli ciò che merita senza sacrificare altro. Ma non è così, e la dirigenza sa che per tenerlo dovrà rinunciare a qualcuno o rinviare altri interventi sul roster. Anche perché la squadra ha bisogno di un centro migliore di Ayton e di più difesa sugli esterni, due priorità che non possono essere ignorate.
Smart ha dimostrato di poter aiutare una contender, ma non lo farà più a prezzo di saldo. E i Lakers, che vogliono costruire una squadra da titolo attorno a Doncic, non possono semplicemente riproporre la stessa formula dell’ultima stagione.
La sensazione è che tutto dipenderà dalla matematica, più che dal cuore. Smart ha guadagnato il diritto di scegliere. I Lakers devono capire se possono permetterselo. E in mezzo, come sempre, c’è un’estate che rischia di cambiare tutto.