PAOK, Trinchieri: "Vogliamo essere tra i migliori, la sfida è benzina per l'entusiasmo"
Andrea Trinchieri è sbarcato a Salonicco e nel tardo pomeriggio si è presentato in conferenza stampa. Allo stesso tempo espressivo e concreto, distribuendo battute sul PAOK, sulla sua filosofia, sulla sfida che lo intriga e sull’obiettivo dei titoli. L’accordo, un contratto triennale con un grande progetto, tra il tecnico italiano e il club di Salonicco ha fatto rumore in tutta Europa, e lui, arrivando in città, ha espresso entusiasmo per questa scelta, spiegando cosa lo ha convinto e cosa immagina per il futuro immediato e quello più lontano. Non sono mancate frasi in greco e uscite colorite. Le sue dichiarazioni nel dettaglio.
Su Nikos Vezyrtzis: «Ringrazio il presidente per le sue belle parole. Durante il viaggio verso qui volevo capire le mie emozioni, e il viaggio è la prima cosa che guardo. Sono molto entusiasta. Siamo qui nei 100 anni del PAOK, un anniversario che non trovi al… supermercato. Il presidente è il custode della tradizione e della storia del PAOK. È energia pura e responsabilità».
Su come si è chiuso l’accordo: «La scorsa settimana Misko Raznatovic mi ha detto di parlare con il signor Mystakidis. È venuto in aereo a Milano e ci siamo incontrati. Non abbiamo parlato di giocatori, ma della sua visione, e questo mi ha eccitato. Poi ho detto a Misko che il signor Mystakidis aveva detto cose molto mirate. Il giorno dopo sono venuti il signor Vezyrtzis e il signor Bountouris per continuare la discussione. È successo tutto molto velocemente. Mi hanno fatto… pressing a tutto campo. Ho provato a vincere la partita con un buon vino, ma non ci sono riuscito. Ho sentito davvero che mi volevano dal profondo del cuore. Mio padre mi diceva sempre di andare dove ti vogliono. È stata una questione di sentimenti. In alto abbiamo il signor Mystakidis e poi i tifosi, che sono importantissimi. Io rendo meglio quando qualcuno mi spinge. Tra questi due poli ci siamo noi, che dobbiamo lavorare: c’è molto da fare per avere successo e continuità. La prima cosa è decidere la nostra filosofia. La seconda è la strategia: come andare avanti, chi arriverà, quale sarà la cultura del PAOK. Come vogliamo fare le cose. Questo sarà il PAOK, e dobbiamo definirlo noi. Ho imparato una frase in greco che considero importante: “Αγάλι-αγάλι γίνεται η αγουρίδα μέλι” (piano piano l’aspro diventa dolce).»
Su ciò che gli ha detto Mystakidis: «Mi ha detto che vuole restituire qualcosa alla città, riportare il PAOK a giorni felici. Sa che serve tempo e che il PAOK può raggiungere ciò che lui sogna. È un privilegio conoscere un gentiluomo, e io ne ho incontrato uno. Ha parlato direttamente dell’obiettivo e del modo per arrivarci».
Sulla competizione europea in cui giocherà il PAOK: «Vogliamo fare qualcosa nel basket internazionale. Ci saranno discussioni. Vedete com’è la situazione in Europa: nulla è definito. Vogliamo fare un ingresso forte per il ritorno del PAOK. Si prenderà la decisione migliore possibile».
Sulla sua filosofia: «Avete tre giorni per parlarne? Tutto cambia velocemente. Tutto diventa vecchio in un giorno. La cosa più intelligente per un allenatore è capire la situazione. Devi pensare fuori dagli schemi ed essere flessibile. Devi essere pronto ad adattarti e costruire. La direzione è velocità, tiro da tre, atletismo. Dobbiamo trovare l’equilibrio».
Sul perché non prende subito la squadra: «Dico sempre ai miei giocatori e ai miei collaboratori che nessuno è più importante della squadra. Ho visto 10-12 partite del PAOK quest’anno e mi piace il linguaggio del corpo. Sono rimasto impressionato dallo staff tecnico. Ho molte idee, mi fido di Pantelis Boutsko e dello staff. Non c’è tempo per cambiare qualcosa. Se arrivassi ora, soprattutto per la partita europea, potrei creare problemi. C’è già una direzione. Il coach Boutsko conosce i giocatori molto meglio di me. Verrò spesso a Salonicco, lui allenerà con la sua esperienza, parleremo ogni giorno, scambieremo idee. Io mi occuperò dell’organizzazione e della prossima stagione».
Sulla scelta di lasciare l’Eurolega per il PAOK: «Sono un romantico e mi piacciono queste sfide. Mi piace vedere qualcosa crescere. Mi godo il viaggio ogni giorno. In Eurolega fai una sola cosa: giochi, vai a casa, viaggi. Il programma è durissimo. Il PAOK vuole andare in Eurolega. Come ci arriveremo dipende da noi. Questa è la sfida, sono un po’… pazzo, mi eccita, è la benzina nel mio serbatoio».
Sui titoli: «Amo vincere titoli. È la cosa migliore. Se dicessi “sì, vinceremo titoli”, sarebbe facile dirlo, non farlo. Dobbiamo definire la nostra filosofia per competere con i migliori, quale sarà la nostra cultura. Devi essere lì, tra i migliori. In Grecia dobbiamo competere con due squadre fortissime, in cima all’Eurolega da 15 anni. Dobbiamo costruire una squadra competitiva e lavorare così. Non possiamo guardare il nostro progetto guardando cosa fanno gli altri. Voglio essere pronto per vincere le partite. Dobbiamo essere intelligenti, con passione, energia, inseguire i nostri sogni e puntare sempre al meglio».
Su come aiuterà ora la squadra e sull’obiettivo di un’altra finale europea: «Darò tutto ciò che ho per aiutare giocatori e allenatori. Darò consigli entro i limiti giusti. Questa squadra ha prospettiva. Dobbiamo rispettare il lavoro che si sta facendo ora. Credo che ci sia la chimica giusta. La squadra è stata costruita in due fasi, estate e dicembre. Credo che ci siano buone possibilità di tornare lì».
Su Eurolega, Panathinaikos e Olympiacos: «Investono molti soldi, energia, ed è positivo per l’Eurolega. Ma vince una sola squadra, e questo vale per tante. Aspettiamo di vedere cosa succederà quest’anno, è uno dei campionati più equilibrati. Il Panathinaikos ha un roster incredibile, l’Olympiacos è alla Final Four ogni anno. Fanno di tutto per essere competitivi, rinforzano continuamente il roster. Non c’è pietà. Devi essere sempre il migliore».