La FIBA dorme, gli USA si prendono tutti. E alla fine non è neanche così male
Sono passati ormai anni da quando per la prima volta su PianetaBasket abbiamo parlato di NIL. Probabilmente neanche noi potevamo renderci conto, in quel momento, della bufera che stava per colpire il basket globale. Sì perchè la NCAA è passata dal suo punto più basso - la perdita di giocatori e la nascita di percorsi alternativi, dal GLeague Ignite Team della NBA, che oggi non esiste più, alla Overtime Elite, o al progetto Next Stars della NBL australiana - al suo apice, con giocatori già professionisti comprati a suon di milioni di dollari, evidentemente non per studiare. Il basket collegiale è un problema di tanti: dall'Europa che perde i suoi prospetti alla NBA, che al Draft ha visto 71 giocatori tra gli early entrants, il dato più basso dal 2003. Il motivo è evidente: dal momento in cui il college ti paga, non c'è più fretta di fare il grande passo. Andando sul concreto: Luigi Suigo è tra i giocatori eleggibili nel 2026, e potrà ritirare il suo nome prima del 13 giugno. Lo farà se le sue quotazioni non saranno salite abbastanza, ipotizziamo una top 15 - se non 10 -, altrimenti sono già pronti contratti in NCAA che gli permetterebbero paradossalmente di guadagnare più che in NBA - dalla #15 in giù la rookie scale è di circa 3.8 milioni di dollari.
Sono passati ormai anni da quando per la prima volta si è parlato di NIL. Da allora la FIBA - che dovrebbe rappresentare i club europei - non ha trovato una soluzione. Anche perché la NCAA non riconosce la Federazione Internazionale, il problema più grande. E per il basket italiano? Già nella prossima stagione non ci saranno Saliou Niang e Quinn Ellis, ma le sirene non mancano per tutti: da Davide Casarin, che sembra preferire la Virtus (come Francesco Ferrari?), a David Torresani, Luca Vincini e al piano di sotto Leonardo Marangon, che non sarà l'unico dalla A2. Un saccheggio vero e proprio, che renderà il mercato degli italiani ancora più "selvaggio" di quello attuale. Ma alla fine non è neanche così male...
Si torna a parlare dei format: il 5+5 e un 6+6 che potrebbe non avere più senso, utilizzato praticamente da tutti i club della Serie A. Al netto delle soluzioni praticabili allo studio, il grande problema è che oggi non mancano solo gli italiani, ma anche gli stranieri. Questo a causa dell'espansione dei mercati asiatici, della NBA sempre più in crescita (due nuove franchigie sono almeno 35 giocatori in più, quasi 70 considerando le rispettive franchigie in GLeague). A tutto questo la FIBA non ha saputo rispondere, ancora prima del fenomeno del NIL. A proposito del quale è giusto fare una riflessione: siamo sicuri che sia tutto male? Oggi forse si, ma è una situazione alla lunga positiva per tutti. Il 95% dei giocatori che sta approdando ora al College tornerà in Italia tra 2/3 anni, e certamente sottoposti nel mentre a lavori di player development più accurati. Per altro per tanti con più soldi di quelli che avrebbero mai potuto guadagnare in Italia. "Personalmente il metodo che ho potuto vivere là è di una maniacalità diversa rispetto a qui; noi non ci siamo ancora. Solo avere la palestra disponibile 24 ore per esempio è una cosa che qui non c’è”, ha detto Amedeo Della Valle, uno che il college l'ha fatto a gratis.
Quindi sì, la prossima stagione italiana sarà senza i più ragazzi under 25. Ma in quella dopo saranno di più, e in quella dopo ancora di più. E forse più preparati e formati. E forse a quel punto avrà più senso togliere il 6+6. Ci sarà da domandarsi: che tipo di impatto avranno questi atleti dopo questa esperienza? Che tipo di impatto mentale avranno a dover giocare con con salari ben più bassi, in alcuni casi, rispetto a quelli percepiti oltreoceano? E l'ultima considerazione, forse la più importante, riguarda i club. Ci si è lamentati costantemente negli ultimi dieci anni del fatto che coltivare il settore giovanile per vedere i propri ragazzi "rubati" da altre realtà più importanti, senza ricevere "ricompense", non avesse più senso. Milano e Bologna prenderanno consistenti buyout da Ellis e Niang. Lo stesso Varese con Assui. Le famose sconosciute voci attive a bilancio. Oggi più che mai questa NCAA ci sembra l'incentivo vero a lavorare sui settori giovanili e crescere. La competizione, d'altronde, spinge sempre a fare meglio. I più contenti sono gli agenti: percentuali più elevati su contratti stellari. Misko Raznatovic due anni fa si diceva preoccupato per il futuro del basket europeo e ha colonizzato le università. Basta guardare il roster di Illinois.