Antonia Peresson racconta la prima tripla doppia del campionato italiano
15 punti, 14 rimbalzi, 10 assist. Nella vittoria 78-74 di sabato scorso contro Trieste, Antonia Peresson è diventata la prima giocatrice del campionato italiano a realizzare una tripla doppia. Una prestazione che è solamente l'ultima di una lunga serie per la playmaker di Ecodent Alpo, che sta viaggiando a 12.6 punti, 11.5 rimbalzi e 5.1 assist di media. In questa intervista per Lega Basket Femminile, Peresson racconta il momento che sta attraversando a livello personale e l'ottima stagione di Alpo, attualmente seconda nel girone B di Serie A2.
Sei reduce dalla prima tripla doppia in carriera. Come l’hai vissuta e quanto l’hai percepita sul campo?
Me ne sono resa conto solo dopo, la concentrazione era totalmente sul vincere la partita. Su queste cose non pongo minimamente attenzione durante la partita, ovviamente è una cosa che mi fa piacere ma sono più felice per i due punti portati a casa e perché ho potuto dare una mano alla squadra a vincere.
Sei sempre andata molto bene a rimbalzo per il ruolo, ma quest’anno statisticamente sei una delle migliori di tutto il campionato. È più una questione di istinti e di letture o di contesto di squadra favorevole ad andare spesso e bene a rimbalzo?
Penso sia decisamente la seconda. La struttura della squadra, come siamo composte e il nostro modo di giocare, mi sta favorendo sotto questo punto di vista. Quest’anno ci stiamo mettendo l'una con l’altra in situazioni in cui ci possiamo esprimerci al nostro meglio individualmente, all’interno di un contesto di squadra dove ognuna di noi ha un ruolo ben preciso e che conosciamo. Cerchiamo di metterci nella migliore condizione possibile per dare una mano a fare bene in campo.
Pensi che anche per questo sia uno dei momenti migliori della tua carriera?
Penso che le stagioni una volta che finiscono te le ricordi più per come sei stata che per come hai fatto individualmente o per come va la squadra e i risultati finali, e io mi sto divertendo tantissimo quest’anno. Merito delle mie compagne, dello staff tecnico e della società, c’è un clima stupendo ad Alpo, sono veramente persone speciali. Penso che i rapporti umani che sto vivendo ogni giorno fuori dal campo si stiano riflettendo su come stiamo facendo di squadra, ogni sabato scendiamo in campo e lottiamo l’una per l’altra con l’idea di divertirci prima di tutto. Penso che i risultati stiano parlando e stiano mostrando anche come stiamo bene fuori dal campo.
Come state vivendo questo periodo, dopo una striscia di vittorie molto lunga nel girone d’andata e dopo aver iniziato il 2026 con la finale di Coppa Italia?
Abbiamo fatto un girone d’andata pazzesco, che magari in tanti non si aspettavano da noi, la Coppa Italia è un po’ un evento a sé, dove ti ritrovi a giocare tre partite in pochi giorni. La settimana dopo ci siamo incontrate di nuovo con Matelica, che al momento è la squadra che ci ha battuto tre volte su quattro sconfitte totali che avevamo, ed eravamo anche contente di chiudere questo capitolo e poter andare avanti. Poi è arrivata la sconfitta con Vicenza, ma l’abbiamo presa come una cosa che succede, normale nella fisionomia di una stagione. Siamo tornate in palestra, con la serenità che la società e Nicola Soave ci concedono, che è veramente superlativa. Siamo tornate a lavorare con l’idea di rimanere noi stesse, continuare a fare il nostro gioco e divertirci. Infatti sono felice che dopo la sconfitta con Matelica abbiamo fatto una partita super in casa con Bolzano, che sta facendo una stagione di altissimo livello, e anche adesso abbiamo risposto bene contro una Trieste che è veramente una squadra ostica, se l’è giocata tutta la partita mettendoci molto in difficoltà. Sono felice che ne siamo uscite di squadra, che è una cosa che abbiamo veramente tanto in questa stagione con tante diverse protagoniste. Sono soddisfatta del punto in cui siamo come squadra, si sta veramente bene qua.
Siete una delle squadre con sole giocatrici italiane a roster. Questo porta a qualche differenza nella formazione del gruppo rispetto alle tue esperienze precedenti?
Nicola me lo aveva detto da subito presentandomi il progetto di Alpo, che ho sposato con piena fiducia consapevole che aveva un’idea ben chiara in testa, e sono felice che si stia realizzando sul campo. Penso che comunque la differenza la facciano le persone, e il gruppo di quest’anno è speciale in questo, dalla più vecchia alla più giovane stanno tutte dando una mano enorme ad allenamento a tenere la competitività alta, ogni giorno ci stiamo divertendo e sono felice che si stia riflettendo in termini di risultati. Ribadisco, penso sia gran merito della società e del clima che hanno creato, che ti permette di esprimerti al meglio sia a livello cestistico che umano.
Hai girato diverse squadre negli ultimi anni, venendo sempre riconosciuta come una leader in campo e fuori. Il lato umano di cui parli è quello che cerchi e che fa la differenza a questo punto della tua carriera?
Sono stata estremamente fortunata quest’anno con le persone che ho trovato qua, ma anche gli anni scorsi ho sempre trovato società, allenatori e compagne che mi hanno sempre permesso di divertirmi e fare risultati, ma oltre a vincere in campo anche di godermi la squadra. È una cosa che considero e che metto sul piatto della bilancia, perché voglio divertirmi facendo questo sport e penso che tanto del vincere passi da come approcci le settimane nel gruppo squadra. Nella mia carriera ho trovato sempre persone che mi hanno presentato questi progetti con grande entusiasmo e poi mantenuto questo modo di vivere la pallacanestro. Mi considero fortunata per questo.
Sei stata una delle prime italiane ad andare in NCAA, quando era una strada meno battuta rispetto a ora. Cosa fare ora per aiutare una giovane che sta valutando un’esperienza di questo tipo?
Da vari anni sto dando una mano a tante ragazze ad andare in America, mi fa piacere dare del supporto. In America ho sia giocato che allenato, ho conosciuto diversi aspetti della NCAA e penso che sia un mondo che non si conosce tanto qua in Italia, ma sono felice che tante ragazze stiano intraprendendo questo percorso. Penso che non sia solo cestistico, ma un percorso che ti cambia la vita e un'esperienza a tutto tondo. Vai dall’altra parte dell’oceano, vivi in una cultura totalmente diversa, ti permettono di conseguire una laurea, ti seguono tutti i punti di vista a livello scolastico. Lo definisco sempre un laboratorio, perché vai in un posto in cui impari una pallacanestro diversa, quindi penso che una volta che ritorni hai un bagaglio tecnico differente da quello con cui parti, e anche a livello umano permette di vivere un’esperienza che arricchisce come giocatrice e come persona. Sono felice che tante ragazze stiano intraprendendo questa strada, le seguo tutte e l’anno scorso sono andate via in tante, magari non si sa tanto di quello che succede lì ma è un’esperienza che cambia la vita. Sono curiosa di vedere questi talenti che sono andati via quando torneranno, spero dimostrino il loro valore con lo spazio che si meritano.
Un altro dei tuoi legami con gli Stati Uniti è stata la collaborazione con Winsidr, per cui hai scritto degli articoli sul basket europeo in chiave WNBA. Che esperienza è stata?
È un’opportunità che mi è apparsa l’anno scorso. Seguo veramente tanta pallacanestro, WNBA, NCAA, italiana ed europea, e mi piaceva l’idea di parlare e dare spazio a talenti italiani ed europei che la WNBA non conosceva ancora. Ho fatto diversi articoli, per dare la spotlight a giocatrici under the radar, sulle giocatrici WNBA in Europa e sull’Europeo di quest’estate. Questa bella esperienza è stata la chiave per sviluppare un nuovo percorso, essendo recentemente entrata a far parte del gruppo di lavoro delle Phoenix Mercury con il ruolo di International Scout per l'Europa.