Perchè non sono ripartiti gli sport di contatto? Responsabilità...

Alla base di tutto sembra esserci una grande confusione tra un certo modo di far politica ed un certo modo di essere dirigenti sportivi.
26.06.2020 00:00 di Eduardo Lubrano Twitter:    Vedi letture
Perchè non sono ripartiti gli sport di contatto? Responsabilità...

Tanto per cambiare la situazione è confusa. Il calcio è ripartito perchè oltre ad essere necessario che ripartisse il motore di tutto lo sport italiano - che questo sia chiaro per sempre a tutti senza se e senza ma - ha aderito ai protocolli sanitari che il Comitato tecnico scientifico del Governo ha imposto: controlli, test, sanificazioni, e quant'altro senza farla qui troppo lunga. E quando si dice il calcio si intende che chi ha accettato i protocolli sono state le società sportive di serie A. Che si sono impegnate ad eseguirli scrupolosamente. Il 25 giugno sarebbe dovuta ripartire anche l'attività di altri sport di contatto: calcetto, basket, pallavolo, pallamano ecc,ecc. Il Ministro dello sport Spadafora si era dichiarato entusiasta di questa data ed aveva anche il 24 giugno confermato che il giorno dopo tutto sarebbe stato compiuto. Nemmeno il tempo di festeggiare le dichiarazioni del Ministro ecco che il Comitato tecnico scientifico ha detto no. Non riparte nulla. 

Delusione, sconcerto, comunicati di disapprovazione delle Federazioni interessate (Fip, Fipav e Figh le prime) per la decisione del Cts. Che ha motivato la sua decisione ovviamente:"In considerazione dell'attuale situazione epidemiologica nazionale con il persistente rischio di ripresa della trasmissione virale in cluster determinati da aggregazioni certe come negli sport da contatto debbano essere rispettate le prescrizioni relative al distanziamento fisico e alla protezione individuale". E non solo però. Perchè la parte più importante della motivazione è questa che segue.

"La deroga decisa relativamente alle squadre di calcio di Serie A - chiarisce il Cts - è stata accettata in presenza di un interlocutore formale, la società sportiva - che ha assunto piena responsabilità per quanto concerne l'esecuzione e il controllo di uno stringente protocollo di diagnosi e monitoraggio continui. In considerazione della mancanza di simili protocolli a favore di singoli individui che si dedicano a tali attività a livello amatoriale o di società sportive dilettantistiche", il comitato "non ritiene al momento di poter assumere decisioni al riguardo che siano difformi rispetto alle raccomandazioni sul distanziamento fisico". Chiaro?

Nel calcio le società si sono prese l'impegno di rispettare i protocolli, negli altri sport no, quindi come si fa a garantire la sicurezza? Domanda: ma alle altre società degli altri sport questi protocolli sono stati proposti? O in considerazione dei costi necessari anche in termini di personale, probabilmente non sostenibili dalla grande maggioranza delle società sportive degli altri sport, non ci si è pensato?

In questo caso sarebbe una delle tante, ennesime, gravissime, debaclè del sistema politico-burocratico del nostro paese. Ma nel primo caso se cioè i protocolli fossero stati proposti e non accettati, per ragioni varie dalle altre società sportive, dove sarebbe la ragione d'esser delusi? Gli altri sport che come detto dipendono dal calcio, anche in questo si aspettavano la tavola imbandita da qualcuno? Possibile che Fip e Fipav con budget che superano i 25 milioni di euro l'anno non siano in grado di aiutare almeno le società di serie A nell'impegnarsi su questi protocolli? E possibile che società che ragionano in termini di Europa, contratti con americani e che stanno riducendo il budget non abbiano pensato che il primo requisito per ripartire sia la sicurezza e dunque che questo sia anche il primo settore nel quale investire? Eppure, per esempio, che bisognerà sanificare palestre ed impianti (in larga parte nel nostro sport di proprietà dei Comuni che non possono farlo) è un fatto conosciuto da tutti. Le società di C e B italiane sono in fibrillazione su questo. La serie A cade dal pero?

La confusione che il Covid-19 ha generato in tutti noi spiega in parte queste domande e questi dubbi. Perchè quando si tratta di mercato, di fissare date fantascientifiche per la ripresa dei campionati, i dirigenti di questi sport sono bravissimi a fare dichiarazioni  esplosive tali da far pensare che tutto sia a posto. Salvo poi trovarsi con un no che sembra invalicabile e che, questo va detto con la stessa forza, poteva anche arrivare ben prima della vigilia della festa. Però anche questo sottolinea l'ingenuità di alcuni dirigenti sportivi: ancora si fidano di certa politica?