Dalla SuperLega alla Superfuga: ma siamo sicuri che EuroLeague se la passi così bene?

23.04.2021 15:16 di Umberto De Santis Twitter:    Vedi letture
Dalla SuperLega alla Superfuga: ma siamo sicuri che EuroLeague se la passi così bene?

Che c'azzecca la pallacanestro con il calcio? Sono due livelli, rimanendo in Europa, assolutamente incomparabili per dimensioni, ricchezza economica, impatto sociale. Eppure, a detta di molti commentatori di questa 48 ore incredibile sulla vicenda SuperLega a 12 tra inglesi, spagnoli e italiani, si è scritto di come l'esperienza positiva di EuroLeague prima che l'aspirazione di diventare un club di ricchi come la NBA sia stata la fonte di ispirazione di Andrea Agnelli, Florentino Perez & Co.

Che cosa li ha fregati, visto che nelle ultime 12 ore il progetto è ormai abortito? Non hanno imparato nulla dalla storia.

1- Il comitato olimpico americano aveva generato una federazione di basketball povera di idee e di soldi. Questa inanità aveva dato spazio alla nascita di campionati privati, poi confluiti nella NBA, dove i ricchi proprietari sono in realtà franchisee e devono sottostare a una serie di regole sempre più stringenti, specialmente da quando l'arrivo di David Stern li rivitalizzò, pena l'espulsione (Donald Sterling dei Clippers docet).

Quelle regole che, ci perdonino, nelle accuse reciproche che si rivolgono dirigenti FIFA e dirigenti dei club calcistici, sembra di capire che in Europa provochino scabbia e vomito in chi dovrebbe rispettarle. Vorremmo vedere Real Madrid e Barcelona (solo per esemplificare) rispettare salary cap e pubblicare bilanci chiari e leggibili, ingaggi dei giocatori ed emolumenti dei procuratori di pubblico dominio e tante altre belle cose che da questa parte dell'Oceano sono tabù e zona grigia, spesso intrise di commistioni politiche e finanziarie.

2 - FIBA Europe alla fine del secolo scorso viveva l'incapacità di organizzare la sua Coppa dei Campioni e perfino di mantenersi gli asset che aveva e per questa sua debolezza (poi confermata dalla stagione con doppia coppa Eurolega-Suproleague) perse i diritti su tutto. Il lungo percorso che ha trasferito dalla ULEB alla ECA la proprietà del torneo per affrancarsi totalmente dalla FIBA è iniziato nel 2009. Ha avuto una accelerazione nel 2015, per contrastare quella riforma della pallacanestro dell'anno precedente con cui l'Ente mondiale e il suo esponente di punta Baumann pensavano, tra le righe, di riprendersi tutto. 

SuperLega si è trovata lunedì davanti a una analogo passo riformatore di FIFA, e nelle 24 ore precedenti è uscita allo scoperto per non farsi superare dal fatto compiuto che le avrebbe tagliato le gambe prima ancora di nascere. Tutto quello che viene dopo è cronaca del momento, che ora dopo ora viene arricchita di novità e ne sancisce il rapidissimo tramonto per effetto dei responsi social oltre che per la reazione di FIFA che, evidentemente, ha una forza contrattuale che FIBA Europe nel 2000 nemmeno si sarebbe sognata.

Ma Euroleague oggi, cosa è esattamente? Il modello che ha sviluppato nel periodo 2014-2021 è un modello vincente? Ha portato alla crescita della pallacanestro europea?

Da un punto di vista della visibilità televisiva-mediatica EuroLeague viaggia sulla piattaforma di Eurosport player esattamente come il campionato italiano. L'impatto positivo sui big spender della pubblicità viene dalla crescita del prodotto o dal tentativo di appropriarsi delle quote delle altre organizzazioni di pallacanestro? Ovvero fatto 100 il fatturato globale del basket europeo con 50 per EL e 50 per i campionati nazionali, l'azione di marketing di EuroLeague spinge non a portare il fatturato globale a 120 ma a redistribuire la torta 80 a 20 - esattamente come pensano di fare i promotori di SuperLega. Così però il movimento non cresce e di Robin Hood al contrario non ci sembra di averne bisogno.

Da un punto di vista finanziario ECA non rilascia informazioni complete che ne possano far comprendere le dimensioni raggiunte. Al contrario, la riforma con l'allargamento dei club da 16 fino a 20 e la nuova EuroCup che garantisce 18 gare alle sue partecipanti sono l'evidente segnale che la resa economica televisiva è scarsa e si tenta di ovviare al problema aumentando il numero di gare da trasmettere. Intasando i palinsesti televisivi e i calendari solo ed esclusivamente a scapito dei club che non fanno parte del gioco ECA.

Ancora, non è dato sapere dati certi sulle entrate dei club, che sono tutti in passivo. L'Olimpia Milano nel bilancio della stagione 2019-20 ha messo in ricavo 1,937 milioni di euro di diritti televisivi (poca roba). E non si conoscono i dati di botteghino separati fra partite di EL e di LBA. Complice anche l'interruzione da Covid-19, dopo cinque bilanci positivi l'Armani ha chiuso in rosso, se pur di 64mila euro.

Parliamo di Armani non a caso: se chiude in rosso un club che ha una situazione proprietaria favorevole come l'Olimpia, figuriamoci gli altri. Infatti Bamberg si è ritirata con gravi perdite, il Khimki potrebbe farlo a fine stagione. Per il club del presidente Leo Dell'Orco, di fronte a budget iscritti a bilancio come 17,5 di costi del personale nel 2019-20 e di 35 milioni complessivi previsti quest'anno, è la sponsorizzazione della casa madre a rendere tutto possibile.

EuroLeague è un salasso finanziario per i club, e la riunione segreta di contestazione a Bertomeu sulla gestione finanziaria è probabilmente solo la punta dell'iceberg.

Dal punto di vista della creazione di giocatori dalle giovani generazioni, l'azione di EuroLeague è decisamente zero assoluto. Addirittura se i campionati nazionali dovessero vedersi rastrellare ulteriormente le risorse economiche dalle azioni aggressive del presunto gigante continentale, molti club sarebbero costretti a non investire più nella formazione delle nuove leve. Negli Stati Uniti ci pensa la scuola ma nel Vecchio Continente questo non è strutturalmente possibile né organizzabile nel breve/medio periodo. 

In quanto a noi, evitiamo di spacciare il numero crescente e qualificato di giocatori europei nella NBA come metro di crescita del movimento. Ogni piramide ha un vertice, ma è la base che ne rende possibile l'esistenza.