Per Miami colpo esterno a Detroit con prova monstre di Norman Powell

Quarto successo consecutivo per la squadra di Erik Spoelstra
Per Miami colpo esterno a Detroit con prova monstre di Norman Powell
© foto di nba.com

Fino a poche settimane fa il film di Miami era quello di una squadra impantanata in una striscia nera, otto sconfitte nelle ultime nove, tanti interrogativi e pochissimo ritmo. A Detroit, invece, arriva il quarto successo di fila conn il colpo sul parquet dei Pistons. Qualcosa si stia ricomponendo nella testa e nelle gambe del gruppo di Erik Spoelstra. Gli Heat entrano presto in controllo grazie a una difesa aggressiva sulla palla, mani sempre attive sulle linee di passaggio e una transizione che mette subito in apnea i padroni di casa, incapaci di trovare fluidità per buona parte della gara. Per dettare il tono ci pensa soprattutto l’attacco: Miami alza il ritmo e trova il primo vero strappo già nel finale di primo quarto, quando un parziale di 14-2 apre la forbice fino al 22-31. In mezzo c’è la firma di Norman Powell, che comincia ad accendersi dall’arco e che chiuderà la serata con una prestazione da protagonista assoluto, ma anche il lavoro silenzioso di Dru Smith, Jaime Jaquez Jr e Bam Adebayo, perfetti nel dare continuità alla spinta della guardia californiana.

Il primo vero segnale che per Detroit sta per arrivare una lunga rincorsa arriva nel cuore del secondo quarto: Powell sale definitivamente di giri e chiude la prima metà di gara con tre triple pesantissime in sequenza, l’ultima a 0.9 secondi dall’intervallo, che congela il punteggio sul 54-63 e spegne l’ennesimo tentativo di rientro dei Pistons. L’immagine della ripresa è quella di un Heat in pieno controllo, fotografato dalla put-back dunk di Bam Adebayo e dalle due bombe consecutive di Davion Mitchell che spingono il margine fino al 82-60, mentre la coppia Powell-Wiggins mette il timbro su un terzo periodo che sembra chiudere in anticipo la pratica. A tre minuti dalla fine della frazione il tabellone recita ancora +22 Miami (67-89).

È in questo contesto però che emergono i vecchi fantasmi: qualche scelta forzata in attacco, un paio di possessi gestiti con troppa leggerezza e un pizzico di rilassamento difensivo rimettono lentamente ossigeno nei polmoni dei Pistons. Detroit non molla, continua a muovere la palla sul perimetro e, soprattutto, trova finalmente un terminale affidabile nel backcourt: Marcus Sasser. L’inerzia inizia a spostarsi, il pubblico si riaccende e quella che pareva una formalità per gli Heat si trasforma in una di quelle partite che rischiano di riaprire ferite recenti se non vengono chiuse con lucidità.

Sasser diventa improvvisamente il filo a cui si aggrappa tutta Detroit: quattro triple ravvicinate, ritmo, personalità e la capacità di colpire sia sugli scarichi che dal palleggio riportano i Pistons a un margine quantomeno gestibile. A dargli una mano ci pensano Javonte Green, efficace nel correre il campo e nel colpire due volte vicino al ferro, e Cade Cunningham, che si iscrive alla rimonta con un canestro pesante dall’arco per il 104-114 che cambia l’umore del palazzo. Miami comincia a sbagliare letture, perde un paio di possessi banali e finisce sotto pressione quando la schiacciata di Ausar Thompson, seguito dalla tripla di Davonte Green, spinge Detroit fino al 112-114: all’improvviso il “come-back” folle non è più solo un’ipotesi romantica, ma una minaccia reale.

A quel punto,  Jaime Jaquez Jr trova il tiro più importante della sua serata, un fadeaway dall’area di mezzo che ricaccia indietro il pubblico e ridà ossigeno agli Heat proprio quando la partita sembra scivolare via. Subito dopo, una rimessa gestita male da Ausar Thompson consegna in pratica il possesso decisivo a Miami, che amministra il vantaggio e chiude 118-112 dopo essersi fatta più paura del necessario. Resta però il messaggio: quarto successo consecutivo, difesa di nuovo identitaria e un Norman Powell in versione trascinatore assoluto sono segnali concreti che il periodo buio potrebbe davvero essere alle spalle. Per Simone Fontecchio un contributo di 5 punti (2/3 con una tripla) e 3 rimbalzi in 6'21".