Rockets dominanti a Brooklyn: Durant fa male ai suoi ex Nets
Il ritorno a Brooklyn per Kevin Durant non sarà mai una partita come le altre, e lo si è capito fin dalle prime azioni sul parquet del Barclays Center. L’ex stella dei Nets, ora guida tecnica ed emotiva dei Rockets, ha scelto il modo più diretto per salutare i suoi vecchi tifosi: una prova completa da 22 punti, 11 assist e 5 rimbalzi, al centro di un successo largo e mai davvero in discussione, 120-96, che apre nel migliore dei modi il nuovo anno di Houston. Per lunghi tratti, i texani non hanno avuto bisogno di forzare. La squadra di Ime Udoka (o chi per lui sulla panchina dei Rockets) ha preso subito il comando delle operazioni, dettando ritmo e fisicità, mentre i Nets faticavano a trovare la solita identità difensiva che aveva reso molto interessante il loro mese di dicembre. Durant, in versione playmaker aggiunto più che semplice realizzatore, ha orchestrato l’attacco con lucidità, scegliendo i tempi giusti per colpire e per mettere in ritmo i compagni.
Il ritorno in campo di Alperen Sengun dopo due gare d’assenza ha rappresentato un altro elemento chiave del dominio Rockets. Il lungo turco ha controllato la vernice con una calma quasi didattica, chiudendo con 20 punti, 6 rimbalzi e 6 assist, facendo sembrare semplici letture che, per molti, sono complesse: gioco in post, hand-off per aprire il lato debole, sensibilità nei passaggi che trasformano ogni possesso in una minaccia multipla. In assenza della coppia interna Steven Adams – Clint Capela, Houston non ha comunque perso consistenza vicino al ferro, anzi ha trovato in Sengun il baricentro perfetto per tenere in mano la partita. Accanto a lui, Amen Thompson ha giocato una gara quasi chirurgica: 23 punti con 10/12 al tiro, pochissimi fronzoli e tanta concretezza, attaccando il ferro quando si apriva il corridoio e punendo ogni esitazione della difesa dei Nets. Dall’altra parte, la miglior risposta è arrivata ancora una volta dalla panchina, con Cam Thomas (21 punti) come principale bocca da fuoco, ma senza il supporto di un sistema offensivo davvero credibile, complice anche l’assenza di Michael Porter Jr che ha tolto un riferimento importante nello spacing e nelle gerarchie del gruppo.
La fotografia perfetta della serata arriva proprio da questi doppi “start & sprint”: un 16-5 nel primo quarto e un 18-7 alla ripresa dopo l’intervallo, due parziali che hanno messo K.O. i Nets a ogni inizio di tempo e che di fatto hanno reso la gara un monologo Rockets per almeno trenta minuti. Brooklyn, squadra che a dicembre aveva costruito buona parte delle sue vittorie partendo dalla difesa, questa volta si è letteralmente sciolta davanti alla banda Durant: meno attenzione sui dettagli, troppe disattenzioni nei closeout, transizione difensiva rivedibile e poca convinzione nel contenere il gioco rapido degli ospiti. Una volta toccata la soglia dei venti punti di vantaggio, Houston ha potuto gestire, allungare le rotazioni e regalare al pubblico un lungo garbage time, con il punteggio saldamente in cassaforte. Se per i Nets restano la serata complicata e qualche segnale di fragilità quando il livello fisico si alza, per i Rockets la notizia è tutta in quella striscia: quattro vittorie consecutive, fiducia ai massimi livelli e la consapevolezza che, con un Durant così coinvolto, un Sengun dominante nel pitturato e un Amen Thompson sempre più sicuro dei propri mezzi, il progetto sta costruendo fondamenta molto più solide rispetto al passato recente.