Iperestensione: Victor Wembanyama "sicuro di sé" dopo un allarme al ginocchio
Dopo la paura per l’infortunio di Nikola Jokic, costretto a un mese di stop per una iperestensione al ginocchio sinistro, l’NBA ha vissuto un altro brivido quando anche Victor Wembanyama è rimasto a terra nella notte contro i New York Knicks, su un’azione quasi fotocopia. All’inizio del quarto periodo, in lotta a rimbalzo, il francese ricade male e il ginocchio sinistro si torce in maniera evidente, con il 7-foot-4 degli Spurs che si rialza zoppicando e, tra rabbia e frustrazione, prende la via del tunnel verso gli spogliatoi. Mentre rientra nel corridoio, lancia qualche parola ai tifosi, che lui stesso traduce a fine partita con un messaggio di rassicurazione: «Ho detto loro solo che sarebbe andato tutto bene».
La scena del ginocchio che cede e di Wembanyama che esce dal campo a fatica ha fatto immediatamente temere il peggio, soprattutto a pochi giorni di distanza dalla notizia del mese di stop per Jokic, colpito dallo stesso tipo di dinamica articolare. Il primo segnale positivo arriva però già nel corso della partita: il francese, dopo qualche minuto negli spogliatoi, torna in panchina per assistere al finale e incitare i compagni in un money-time ad altissima intensità, seduto ma apparentemente sereno, senza fasciature evidenti e senza zoppicare. Nel post-gara, le sue parole vanno nella stessa direzione, anche se lo scenario resta da confermare con gli esami delle prossime ore.
«Mi sento bene, fa solo un po’ male, ma sono molto fiducioso», spiega con il sorriso, lasciando intendere che la paura iniziale si è già trasformata in prudenza controllata. «Ero sicuro di stare abbastanza bene, ero a un passo dal rientrare in campo, hanno dovuto fermarmi», racconta, confermando che la sensazione in tempo reale era quella di un problema sì fastidioso ma non catastrofico. «È solo una iperestensione. Dobbiamo ancora fare degli esami per assicurarci che sia tutto a posto. Io mi aspetto di giocare la prossima partita, non so cosa ne pensi lo staff», aggiunge, indicando già come obiettivo il match successivo ma riconoscendo che l’ultima parola spetterà ai medici.
La linea ufficiale degli Spurs, per il momento, è improntata alla cautela. Mitch Johnson, alla guida tecnica di San Antonio, lo ammette apertamente: non ha ancora avuto il tempo di approfondire con lo staff medico, ma ciò che conta è la fotografia finale della serata, con Wembanyama seduto in panchina a vivere gli ultimi possessi con i compagni. «Ho visto quello che hanno visto tutti», spiega il coach. «Ha finito la partita in panchina insieme ai suoi compagni, e questo mi ha fatto stare meglio. È stato bello vederlo tornare e chiudere la gara con loro». Più della dichiarazione in sé, è la scelta di parole a raccontare il sollievo di una franchigia che, intorno al suo gioiello, sta costruendo praticamente tutto il proprio futuro.
La giornata successiva sarà dedicata a nuovi controlli: risonanze e test specifici dovranno confermare che non ci siano danni strutturali ai legamenti e che si tratti davvero solo di una iperestensione, per quanto spettacolare e impressionante apparsa in diretta. Sullo sfondo, inevitabile, la domanda che gli viene posta anche in conferenza: quanto un episodio simile possa influire sulla sua corsa ai premi individuali e quanto, allo stesso tempo, il suo stile di gioco iper-coinvolto lo esponga a rischi extra. È un tema che Wembanyama non schiva, pur cercando di non farsi ossessionare dal calcolo del rischio.
«Ci penso, certo», ammette, riferendosi alla soglia minima di partite necessarie per restare eleggibile per i trofei individuali. «So anche che lo staff farà il proprio lavoro indipendentemente da questo. È quello che chiediamo loro, e qui sono davvero bravi in questo: sono molto oggettivi nel valutare la situazione». Poi torna mentalmente sull’azione dell’infortunio: «Ripensandoci, sì, potrei essere più prudente in certe situazioni. Ma dall’altro lato abbiamo la responsabilità di dare tutto per la squadra. A volte serve quel surplus di energia in più, ed è difficile trovare il giusto equilibrio». Parole che raccontano bene il conflitto interno di una superstar che sta ancora imparando a gestire il proprio corpo in un contesto NBA feroce. A complicare le scelte dello staff c’è la programmazione del calendario immediato: alle porte c’è un back-to-back, con la trasferta di venerdì a Indiana e la partita casalinga di sabato contro i Portland Trail Blazers. Tutti gli indizi fanno pensare che a San Antonio possa prevalere la prudenza: preservare Wembanyama per evitare un viaggio e un ulteriore stress fisico potrebbe essere la via più logica, in modo da rimandarlo in campo solo quando sarà davvero al 100% per la sfida interna contro Portland.