Denver senza Jokic trova orgoglio: Watson e Murray piegano Toronto allo scadere
Denver rompe subito il tabù della vita senza Nikola Jokic e si prende una vittoria che pesa più del semplice 106-103 sul tabellone contro i Toronto Raptors. Con il tre volte MVP fermo per una iperestensione al ginocchio sinistro e atteso a una nuova valutazione tra quattro settimane, i Nuggets arrivavano alla palla a due con un preoccupante 13-23 di record nelle ultime cinque stagioni senza il loro centro in campo. Stavolta però la storia cambia: Peyton Watson firma 24 punti, Jamal Murray ne aggiunge 21 e, nonostante il brivido finale di una tripla di Brandon Ingram annullata allo replay allo scadere, Denver interrompe la striscia di due sconfitte consecutive e trova un segnale forte in una serata piena di assenze.
Per i Nuggets la partita nasce in piena emergenza e si trasforma quasi subito in una prova di maturità collettiva. Oltre a Jokic, Michael Malone deve rinunciare anche a tre titolari come Aaron Gordon, Christian Braun e Cam Johnson, mentre dalla panchina arriva la tegola dell’uscita di Jonas Valanciunas – 17 punti e 9 rimbalzi in 23 minuti contro la sua ex squadra – costretto a lasciare il parquet zoppicando nel terzo quarto per un problema al polpaccio destro. Eppure Denver non si scioglie: Watson aggredisce la partita con la convinzione di chi sa di dover colmare un vuoto enorme, attaccando il ferro, correndo il campo e segnando canestri pesanti nel momento in cui l’attacco rischia di incepparsi.
Al suo fianco Jamal Murray ritrova il ruolo di faro tecnico, gestendo i ritmi e scegliendo quando prendersi il tiro e quando coinvolgere il supporting cast. DaRon Holmes contribuisce con 11 punti e Jalen Pickett ne mette 10, segnali concreti di una rotazione che, pur decimata, trova sempre qualcuno pronto a uscire dall’anonimato per tenere il livello competitivo alto. È proprio questa capacità di rimanere connessi, possesso dopo possesso, che permette a Denver di restare davanti nel punteggio nonostante i Raptors continuino a bussare alla porta fino all’ultimo secondo.
Toronto, dal canto suo, gioca una partita di spessore offensivo, trascinata dai 30 punti di Brandon Ingram, che però deve fare i conti con due episodi chiave nel finale: prima fallisce alcune conclusioni pesanti dall’arco, poi vede annullata la tripla del possibile overtime, arrivata su un incredibile banco allo scadere dopo aver raccolto il pallone e tirato in equilibrio precario. Al primo sguardo sembra l’ennesimo finale da film della sua carriera, ma il replay congela quell’istante: la palla è ancora sulle sue dita quando la sirena si accende, e i tre arbitri sono costretti a cancellare il canestro. Poco prima, i Raptors avevano avuto un’altra chance con Immanuel Quickley e RJ Barrett, quest’ultimo fermato da un errore dall’arco che avrebbe potuto fissare il punteggio in parità.
Accanto a Ingram, Quickley chiude a quota 22 e Scottie Barnes firma una partita da stat-sheet pieno: 20 punti, 14 rimbalzi e 10 assist, l’ottava tripla doppia in carriera e la seconda nelle ultime tre uscite. Toronto costruisce la sua rimonta proprio sul lavoro del suo numero 4, che tiene insieme attacco e difesa, attacca a rimbalzo offensivo e crea tiri aperti per i compagni. La chiave emotiva del finale passa tutta da una lunetta: a tre secondi dalla fine Denver ha l’occasione di chiudere i conti con Bruce Brown, che però sbaglia entrambi i tiri liberi e lascia aperta una porta che i Raptors provano a spalancare con l’ultima preghiera di Ingram. È l’unico momento in cui i fantasmi del passato sembrano riaffacciarsi per i Nuggets, storicamente fragili quando il loro sistema deve fare a meno di Jokic. Stavolta però la difesa tiene fino all’ultimo possesso, il rimbalzo è controllato e il sospiro di sollievo dell’arena ha il sapore di una liberazione: Denver dimostra di poter vincere anche senza il suo fuoriclasse assoluto, almeno in una singola notte.