I Celtics non si fermano: vittoria a Sacramento con un ultimo quarto da squadra vera

Boston conferma la striscia positiva iniziata nel mese di dicembre
I Celtics non si fermano: vittoria a Sacramento con un ultimo quarto da squadra vera
© foto di nba.com

Il road trip dei Celtics continua a Sacramento e conferma la raggiunta solidità da squadra matura, capace di gestire le serate complicate senza farsi prendere dal panico. Sul parquet dei Kings, la partita resta in bilico a lungo, con i primi tre quarti giocati sul filo di una o due possessi e l’impressione che basti un dettaglio, una lettura difensiva in più o un rimbalzo offensivo in meno, per spostare l’inerzia da una parte o dall’altra. A tenere il timone in mano per Boston c’è ancora una volta Jaylen Brown, leader tecnico ed emotivo di un gruppo che continua a cavalcare l’onda del suo dicembre perfetto. Brown aggredisce il ferro, lotta a rimbalzo, si prende responsabilità nei momenti in cui l’attacco si inceppa e dà la sensazione di essere sempre dentro la partita, anche quando il punteggio dice equilibrio totale. Dall’altra parte, i Kings rispondono affidandosi soprattutto al talento di DeMar DeRozan, maestro della zona di mezzo, e a un supporting cast che si divide bene i compiti offensivi, con Maxime Raynaud protagonista silenzioso sotto i tabelloni, presente a rimbalzo e pronto a colpire quando la difesa di Boston abbassa l’attenzione.

La chiave, però, sta nella profondità: Joe Mazzulla riesce a trovare contributi da ogni angolo della rotazione, tanto che saranno otto i giocatori in doppia cifra a fine serata. È un dato che racconta la natura di questa versione dei Celtics, meno dipendente dalla singola stella e più vicina a un sistema in cui chiunque può prendersi il tiro giusto al momento giusto. Sacramento prova a restare aggrappata al match con la solita combinazione di letture dal mid-range di DeRozan e di energia dei comprimari, ma quando le difese si alzano di tono e le gambe iniziano a pesare, la fluidità offensiva dei californiani si inceppa. Il finale è infatti lo specchio di due identità diverse: Boston continua a muovere la palla, a cercare il mismatch più vantaggioso, a costruire tiri in ritmo; i Kings si ritrovano sempre più spesso a forzare conclusioni complesse a difesa schierata. Raynaud continua a battagliare sotto il ferro, strappando rimbalzi e provando a dare secondi possessi, ma il cast intorno a DeRozan fatica a trovare linee di passaggio pulite e spazi sul perimetro, soffocato dall’organizzazione difensiva degli ospiti.

Il momento che spezza definitivamente la partita arriva a cavallo della metà dell’ultimo quarto, quando il punteggio è ancora in equilibrio e ogni possesso pesa doppio. Dopo una conclusione mancata al ferro da Keegan Murray, Derrick White piazza la giocata simbolo della serata: un missile da tre punti frontale che porta Boston in doppia cifra di vantaggio e, di fatto, cambia il linguaggio del corpo di entrambe le squadre. Mentre Russell Westbrook fatica a trovare la misura dall’arco e Keon Ellis non riesce a rispondere, i Celtics fiutano il sangue e serrano le fila in difesa, togliendo ai Kings quelle ricezioni comode che avevano permesso loro di restare in scia fino a quel momento. DeRozan prova a riaprire il discorso con una delle sue classiche conclusioni dalla media, ma Jaylen Brown risponde usando tutta la sua fisicità per arrivare fino al ferro, prima che lo stesso White punisca ancora Raynaud dal mid-range. È il colpo che consegna a Boston una gestione finale tutto sommato tranquilla, tanto che lo stesso Brown è costretto a sedersi in panchina per falli a due minuti dalla sirena senza che questo cambi davvero la trama. I Celtics controllano, portano a casa un successo pesante 106-120 e continuano a spingere una dinamica positiva che li vede sempre più convinti dei propri mezzi, mentre Sacramento deve fare i conti con un ultimo quarto che ha evidenziato tutti i limiti offensivi quando la difesa avversaria alza il livello.