Peppe Poeta: «Io fortunato. A Milano situazione difficile, ma molto bella»

12.02.2026 09:35 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Peppe Poeta: «Io fortunato. A Milano situazione difficile, ma molto bella»
© foto di Ciamillo

Peppe Poeta si racconta a Uomini e Canestri, la rubrica di Luca Chiabotti su La Repubblica, parlando di questi primi mesi alla guida dell'Olimpia Milano. Da quanto è diventato capo allenatore, considerati anche i due successi conquistati contro Asvel e Olympiacos in cui Ettore Messina era indisponibile, il record dice 10-7«È stato un buon cammino - dice Poeta - con qualche battuta d'arresto che è fisiologica dovendo continuare a adattare gerarchie diverse per gli infortuni. Ma non deve essere una scusa: se mi avessero detto a novembre che oggi sarei stato ancora in corsa per i playoff di Eurolega, sarei stato contento. Ci manca un po' di cinismo, non dobbiamo consentire che partite controllate finiscano punto a punto. Per lunghi tratti, abbiamo sopperito a difetti strutturali con energia, entusiasmo e unità. Quando riusciamo a essere tutti sulla stessa pagina, siamo una squadra altrimenti ci scolliamo».

Da quando ha preso la guida tecnica, Poeta è anche intervenuto riducendo l'organico, mettendo fuori squadra Lorenzo Brown e lasciando che Leonardo Totè partisse con il biglietto di ritorno per Napoli. Due giocatori scelti in estate che sono usciti dal roster dell'Olimpia senza essere sostituti. «Totè è entrato tardi nel gruppo e, con tre pivot stranieri, non aveva spazio in Eurolega. Gli ho detto che in campionato, con la squadra al completo, la situazione sarebbe stata più favorevole, ma ha chiesto comunque di andarsene. Brown non si è mai potuto allenare con continuità né performare a buon livello e, dato il passato, non era contento di fare il cambio. Decisioni prese in accordo con la società». Anche lo status di giocatori giovani come Ellis e Brooks sta cambiando. «Armoni ha disputato un mese surreale e oggi merita le difese che vengono dedicate alle star di Eurolega. Deve alzare ulteriormente il suo livello, ma anche così i compagni ne traggono dei benefìci». 

Per lui tre mesi come un master. «Essere stato catapultato da un giorno all'altro sulla panchina dell'Olimpia è stata una sfida che mi ha messo alla prova, un'esperienza completamente diversa. Sentire la fiducia e il supporto della proprietà, dello staff e della squadra mi dà una grande energia. Io ci sto mettendo tutto me stesso provando a fare il massimo. Il mio modo di vivere e di allenare è sempre lo stesso, così come la fiducia e il rapporto umano che voglio creare con i giocatori. Ma questo non vuol dire che non mi incazzo. Anche a Brescia era accaduto. Soprattutto quando si gioca ogni 2-3 giorni, bisogna provare a essere esigenti e, se c'è bisogno di esserlo in maniera dura, ci provo anche se con i miei modi e i miei toni. Non è stato il modo in cui avrei voluto diventare allenatore dell'Olimpia però è andata così e, anche nei momenti di difficoltà, ricordo a me stesso quanto sia fortunato, a 40 anni, a trovarmi in questa posizione. È una situazione difficile, ma molto bella».