Con un Julius Randle da 41 punti i Wolves mettono ko i Blazers
Dopo aver travolto gli Hawks, i Timberwolves confermano la sensazione più importante: hanno ritrovato il piacere di giocare, e chi passa dal Target Center lo scopre a proprie spese. Contro Portland finisce 133-109, con Julius Randle che firma una serata da 41 punti e diventa il simbolo di un attacco che viaggia leggero, aggressivo, sempre in spinta. Fin dalla palla a due l’idea è chiarissima: correre. I primi canestri arrivano quasi tutti in transizione, l’attività di Jaden McDaniels dà subito il tono e il duello con l’unico All-Star dei Blazers, Deni Avdija, diventa il manifesto dell’energia dei padroni di casa: stoppata, corsa in campo aperto e schiacciata in faccia nella stessa azione. McDaniels chiude il primo tempo a quota 15 punti e un suo floater vale il 50-38 a metà del secondo quarto, mentre Portland resta agganciata soprattutto grazie alla scossa dalla panchina di Scoot Henderson, che al terzo rientro dall’infortunio porta ritmo, contropiede, reverse spettacolari e due triple dall’angolo per limitare il passivo sul 61-51 all’intervallo. È però il terzo quarto a far definitivamente deragliare la partita per i Blazers: Anthony Edwards e Randle aprono il periodo con due triple consecutive che spingono il punteggio sul 73-59, poi Rudy Gobert chiude un parziale di 16-2 con la schiacciata del 79-59 che fa esplodere il pubblico e certifica il controllo totale dei Wolves. Portland prova un ultimo sussulto con un 10-3 che la riporta fino al 96-82 a fine terzo quarto, ma l’inerzia non cambia più. Nell’ultimo periodo Minnesota affonda il colpo definitivo: Randle entra in modalità on fire, segna da ogni posizione e chiude la sua serata con un windmill che manda in visibilio la arena e diventa l’immagine perfetta del nuovo stato di forma della squadra, e un 133-109 finale.