Carlton Myers: «Il problema della Nazionale degli NBA? Non avere l'allenatore adatto»
Carlton Myers ha parlato al The BSMT di Gianluca Gazzoli commentando le difficoltà della Nazionale negli ultimi venti anni
"La Nazionale ha attraversato e sta attraversando un momento difficile. Anche se le prospettive con questi giovani, penso a Niang, ma anche con Fontecchio che ha ancora diversi anni da giocare, sono più ottimista. Cosa aveva la nostra Nazionale? Se guardi sulla carta la nostra Nazionale e quella di Gallinari, Belinelli, Datome, Gentile, Bargnani... Non c'è paragone sulla carta. Il problema è non avere un allenatore adatto, in determinate situazioni, perché vai a gestire giocatori di un certo livello e carisma. E soprattutto quando non vengono stabilite le gerarchie, non sono riconosciute dai giocatori stessi. E lì è un problema. Ed è stato quello che è successo una decina di anni fa. Cosa che invece 25-30 anni fa non c'era, fino al 2004 o 2005".
Gianmarco Pozzecco CT della Nazionale
"Non me lo sarei immaginato allenatore della Nazionale. Ma credo sia un allenatore per alcuni motivi a periodi brevi, per altri meno adatto dal punto di vista tattico. Però una cosa lui riesce a trasmetterla: entusiasmo, voglia di divertirsi, leggerezza. In quei momenti lì è importante. In maniera anche esagerata lui li tratta come amici. Per un amico ti butti nel fuoco. Questo sicuramente l'ha saputo fare, gli è mancato per un paio di tiri liberi qualche anno fa il risultato. Ci è andato molto vicino, purtroppo la pallacanestro è fatta di episodi".
L'oro agli Europei del 1999
"Anche lì un episodio è stato rilevante. Sempre per la mancata fiducia per i miei compagni avevo pensato di provare a risolvere una questione difficile in cui ci eravamo messi contro la Croazia. Loro recuperano, andiamo sotto. Io inizio a fare tiri che non c'entravano niente. Perdiamo la partita, sono il protagonista assoluto di quella sconfitta. Tanjevic, intelligentemente, non mi accusa. Il giorno dopo siamo andati a tirare, e io non tirai. Si avvicinò a me e mi chiese perché non andassi a tirare. Gli dissi che ero apposto così. E lui mi lasciò stare. Aveva capito che dentro avevo un carico da novanta, e mi ha lasciato stare. Capii quello che avevo fatto. Vincemmo, poi perdemmo con la Lituania, contro la Serbia feci di nuovo due tiri che non c'entravano niente e lì mi ha ucciso, letteralmente. Mi massacrò davanti a tutti. Gli altri allibiti. Aveva ragione ma io capii che non era il mio momento, ma quello della squadra".