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Quando conta: Morgan, Hackett e la Virtus che non molla

11.02.2026 12:00 di  Davide Trebbi  Twitter:    vedi letture
Quando conta: Morgan, Hackett e la Virtus che non molla
© foto di Degaspari/Ciamillo

C’è un tempo per stringere i denti e un tempo per alzare la testa. La Virtus ha scelto Brescia per fare entrambe le cose, nello spareggio che profuma di primavera e di vetta del campionato. Lì, dove il freddo di febbraio di solito congela le ambizioni, Bologna ha ritrovato se stessa. E soprattutto ha ritrovato Matt Morgan.
Il numero 30 rientra dopo la scavigliata, entra al posto di Edwards e cambia il vento. Non fa rumore, all’inizio, poi mette canestri che pesano come macigni: quelli che spostano l’inerzia, che fanno guardare la panchina avversaria con un filo di sconforto. Morgan, guardia di riserva solo per definizione, ricorda a tutti perché la sua assenza era costata due sconfitte sanguinose nella rincorsa europea. Quando conta, c’è. E segna.
Attorno a lui, Daniel Hackett fa Daniel Hackett. Capobranco senza proclami, ringhia in difesa, governa in attacco e torna a infestare i sogni di Della Valle. È la sua partita: sporca, dura, necessaria. Ma è Morgan a firmare i colpi che decidono, quelli che fanno dire alla Virtus che sì, può ancora stare in piedi anche quando il mare è grosso.

L’Eurolega resta una montagna quasi impossibile: quel 2% di speranza è più una provocazione che un obiettivo. Nove vittorie su undici, incrociare i risultati altrui, sopravvivere a due doppi turni e cinque trasferte: uno scenario da fantascienza cestistica, in una competizione sempre più privata, riservata a chi spende senza arrossire. Qui il senso diventa un altro: giocare, non naufragare, dare minuti e campo agli investimenti del futuro e onorare ogni sera la maglia.
La Virtus, del resto, era partita appena sotto le prime dieci. Finire lì vorrebbe dire aver fatto il proprio dovere. E allora la scelta più matura è quella presa una settimana fa, quando il 30 zoppicava e il ginocchio del 35 Diouf si gonfiava di dubbi: farsi bella per il campionato.
Il rientro è avvenuto nella partita più importante, e non è un caso. A Brescia sono tornati entrambi, hanno giocato bene, hanno mandato un segnale: Bologna c’è. Vincere in casa della rivale di classifica vale doppio, vale fiducia, vale entusiasmo ritrovato dopo tre sconfitte consecutive tra campionato e coppa.

Ora i numeri dicono che serviranno almeno sette vittorie nelle dodici gare rimanenti per garantirsi il primo posto. Numeri secchi, ma non freddi. Dentro c’è anche il mercato, da maneggiare con cautela. Prendere qualcuno o no? Morgan è rientrato forte, Pajola dovrebbe esserci per Pasqua. In un campionato che impone sei italiani e sei stranieri, con sette già in mano, aggiungerne un altro rischia di complicare più che aiutare. E poi i profili disponibili chiedono garanzie: minuti, palloni, responsabilità. Cose che oggi la Virtus distribuisce con parsimonia.
Si può aspettare maggio, come con Taylor. E il sostituto, magari, può essere in casa: Ferrari, con Hackett jolly e vice capitano, pronto a riportarsi da playmaker quando serve. Soluzioni interne, identità prima di tutto.

Intanto incombe la Coppa Italia. Tra una settimana Torino, prima Napoli, poi in semifinale una tra Venezia e Tortona. Se la Virtus si presenterà con la faccia di lunedì sera, può davvero inseguire il colpo simbolo dell’era Zanetti. Non una fuga, non una rivoluzione. Un colpo giusto, al momento giusto.
Perché a Brescia la Virtus non ha solo vinto una partita. Ha rimesso insieme i pezzi, ha ritrovato fiducia, e ha ricordato a se stessa una verità semplice: quando conta, Bologna sa ancora come farsi sentire.