Peppe Poeta: «A Pozzecco e Messina dissi che non sapevo se volessi allenare »

18.02.2026 16:55 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Peppe Poeta: «A Pozzecco e Messina dissi che non sapevo se volessi allenare »
© foto di Ciamillo

Nell'intervista a Jeantoneria Podcast, Peppe Poeta ricorda l'inizio della sua carriera da allenatore, rivelando alcuni retroscena: "Mi arrivarono le chiamate di Messina e Pozzecco. Gianmarco lo sentivo spesso, siamo molto amici. Mi chiama a maggio e mi dice: "Peppino ho preso la Nazionale, non mi rompere i cogl*oni ho bisogno di te". E io gli dissi: "Ma non ho ancora deciso se smetto o no". E lui: "No, smetti e basta. E vieni con me". Io non volevo fare l'allenatore in quel momento. Anche quando Ettore mi chiama mi dice: "Guarda, Gianmarco prende la Nazionale, vorrei che tu prendessi il suo posto perché ho bisogno di un ex giocatore". A entrambi dissi che non sapevo se volessi allenare, mi sembrava pesante. E ci avevo visto lungo [ride]. E soprattutto allenare mi ripartiva il chip di ripartire in giro per altri anni, e invece volevo avere un po' di radici. Volevo fermarmi un attimino".

Alla fine Messina e Pozzecco lo hanno convinto
"A entrambi dissi che l'assistente allenatore non sapevo se l'avrei fatto. Entrambi mi dissero di farlo, perché avevo il vissuto da playmaker, e ero già un po' allenatore in campo. Me lo riconoscevano in tanto. Ma non avrei voluto farlo. Gli dissi: "Non penso di voler allenare". Loro dissero che fare l'assistente era la transizione perfetta per qualsiasi cosa. Vedi tutto da un'altra sportiva. Poi vedi cosa vuoi fare, direttore sportivo, general manager, procuratore o qualsiasi altra cosa nell'ambito della pallacanestro. Lasciare il basket non è un'idea che mi ha mai sfiorato. Vedo tante partite per voglia e non per lavoro: è il mio mondo e mi piace. Sarebbe poi stato uno spreco, dopo trenta anni di esperienza".

A novembre diventa head coach dell'Olimpia Milano
"La prima riunione? Ero dispiaciuto. Il mio intento era di aiutare Ettore in questa prima stagione. Il progetto doveva partire dall'anno prossimo. Ero dispiaciuto per come era finita con Ettore, abbiamo rispettato la sua decisione di fare un passo indietro. Ai ragazzi ho detto che potevano fare bene, nonostante fosse un momento difficile. Che il mio modo di allenare è semplicemente lo stare bene insieme prima di tutto, prima della tecnica e della tattica. Tolleranza, impegno e entusiasmo sono le tre cose su cui mi piace costruire la mia cultura di allenatore. Pressioni? Mi godo il momento. A 40 anni sono sulla panchina dell'Olimpia Milano, succedendo in corsa a una leggenda come Messina: se dovessi razionalizzarlo o pensarci troppo non sarebbe opportuno. Mi godo il momento, mi ripeto quanto sono fortunato, e di quanto debba divertirmi, che è il mio scopo prima di tutto, e provare ad aiutare nel meglio possibile questi ragazzi nel fare la miglior stagione. A chi ho fatto la mia prima chiamata? Non so se alla mia fidanzata o a io padre. Cosa mi hanno detto? Caz*i tuoi (ride). Erano un misto tra spaventati e contenti. Sento il peso della responsabilità. Dopo Ettore, in corsa, catapultato dentro. Provo a fare del mio meglio, con entusiasmo e voglia. E vediamo cosa succederà in questa stagione".