Jalen Brunson cerca intangibles e riconoscenza dai suoi Knicks

18.02.2026 12:20 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
Jalen Brunson cerca intangibles e riconoscenza dai suoi Knicks

Jalen Brunson ha raccontato a Vanity Fair quanto il suo approccio “team‑first” pesi nelle dinamiche future dei New York Knicks, ricordando il sacrificio economico fatto al momento della firma del quadriennale da 156 milioni, ben 113 in meno rispetto al massimo teorico. Una scelta che gli ha garantito stabilità familiare ma soprattutto libertà mentale, quella che gli permette di giocare senza l’ossessione del contratto. I numeri della stagione parlano per lui: 27 punti di media, 6.1 assist, 3.3 rimbalzi e percentuali solide dal campo (47%) e dall’arco (37.4%), confermandolo come il fulcro offensivo accanto a Karl‑Anthony Towns e OG Anunoby, che viaggiano con una media rispettivamente di 19,8 e 16,6 punti a partita. La sua leadership ha guidato New York fino al 35‑20, terzo posto a Est, un rendimento che ha consolidato la sua centralità nel progetto tecnico.

Guardando avanti, Brunson sa che il 2028 potrebbe aprirgli la porta a un contratto da 417.8 milioni in cinque anni, un investimento enorme per un playmaker che avrà 32 anni. Eppure resta fiducioso che la franchigia riconoscerà il suo contributo e il suo sacrificio iniziale. La sua efficienza, la gestione dei possessi (solo 2.2 perse a gara) e la capacità di tenere in equilibrio l’attacco lo rendono un riferimento imprescindibile. Per questo, il messaggio è chiaro, non chiede privilegi, ma che il percorso costruito insieme venga valorizzato nel momento decisivo. Ma cosa manca per rendere i Knicks finalmente squadra da titolo? Jalen Brunson ha detto a Vanity Fair che New York possiede talento ma manca di elementi intangibili fondamentali, affermando: "Siamo molto dotati. Siamo molto talentuosi. Ma abbiamo bisogno delle piccole cose che ci aiutano a migliorare... Non ce l'abbiamo adesso."