Il "tanking" non è il problema più grande della NBA secondo Mark Cuban
Mark Cuban torna a far discutere a margine dell’All-Star Weekend di Los Angeles, intervenendo sul tema del “tanking” con una posizione che ribalta la narrativa dominante. L’ex proprietario di maggioranza dei Mavericks, oggi ancora coinvolto come socio minoritario, sostiene che la NBA sbagli a considerare il tanking un problema prioritario, perché la lega non sarebbe nel business del risultato sportivo, ma in quello dell’esperienza dei tifosi. Secondo Cuban, i fan non ricordano il punteggio o le giocate spettacolari, ma le persone con cui hanno condiviso la partita: famiglia, amici, momenti speciali. Per questo, afferma, ciò che conta davvero è offrire accessibilità, qualità dello spettacolo e soprattutto speranza, l’idea che una squadra possa migliorare e competere grazie agli strumenti che la lega mette a disposizione, come Draft, scambi e gestione salariale.
Cuban ricorda come, nei suoi 23 anni ai Mavericks, il tanking sia stato utilizzato raramente ma con risultati apprezzati dai tifosi, citando anche l’impatto che quelle scelte hanno avuto nell’arrivare a Luka Doncic. Per lui, il vero nodo non è sabotare una stagione, ma permettere ai tifosi di vivere la NBA senza barriere economiche, perché chi fatica a portare i propri figli a una partita non si preoccupa certo del tanking. La priorità, insiste, dovrebbe essere rendere le arene più accessibili e garantire un prodotto di qualità, perché è lì che si costruisce il legame emotivo tra pubblico e squadra, molto più che nei risultati di una singola stagione.