Kevin Durant sorpreso dalla competitività dei Suns e della Western in genere
Kevin Durant ha fotografato con lucidità la situazione dell’Ovest, una conference che definisce “pazzesca” per la sua densità e imprevedibilità. L’ala dei Rockets ha spiegato come basti una notte per scendere o salire di due posizioni, con Thunder e Spurs ormai stabilmente in vetta e un gruppo di cinque squadre racchiuse in appena tre partite. In questo equilibrio, Durant ha voluto sottolineare anche la crescita di Phoenix, una squadra che molti non consideravano da titolo ma che, una volta in campo, sta dimostrando di poter competere ad altissimo livello. Un riconoscimento non banale, soprattutto dopo le tensioni di inizio gennaio, quando KD aveva accusato la sua ex franchigia di averlo trasformato nel capro espiatorio per i problemi della scorsa stagione conclusa con un record fortemente negativo (36w-46l) pur contando su un Big Three che oltre Durant comprendeva Booker e Bradley Beal.
Durant ha ribadito come quella percezione lo avesse infastidito, pur riconoscendo che la sua ex squadra, alla pausa dell’All-Star Weekend, ha già quasi eguagliato il numero di vittorie dell’intero scorso anno (32 contro 23 sconfitte). Per il fuoriclasse dei Rockets, il rendimento attuale di Phoenix è la prova che il gruppo ha trovato continuità e identità, mentre la corsa ai playoff resta apertissima e destinata a cambiare volto settimana dopo settimana. In un Ovest così competitivo, ogni partita pesa come uno scontro diretto e ogni striscia positiva può trasformare una squadra da outsider a contender nel giro di pochi giorni: "Puoi scendere di due posizioni in classifica in una notte e poi salire di due posizioni la successiva".