A1 F: Beatrice Attura: "Mi sto abituando alla vita europea"

Il playmaker da quest'anno al Geas è tornata da sei anni in Italia dopo una prima parte di vita negli Stati Uniti e si racconta a Pianeta Basket
18.02.2026 08:05 di  Eduardo Lubrano  Twitter:    vedi letture
A1 F: Beatrice Attura: "Mi sto abituando alla vita europea"

foto @Marco Brioschi

Beatrice Attura, nata a Roma ma cresciuta negli States: ci racconta questa storia?

"Tutto dipende del lavoro del mio papà. Sono nata a Roma appunto e dopo un anno e mezzo siamo andati a Dallas perchè lì mio papà doveva essere per la sua professione. Sono cresciuta lì fino a dopo io college e lì è nato il mio amore per il basket, perchè mio padre mi portava al camp dei Dallas Mavericks. No, non ho visto Nowitzki al camp ma un altro grande giocatore che passava ogni tanto, Rolando Blackman"

E poi il volo verso l'Europa?

"Volevo giocare in Italia, coltivare il sogno della Nazionale e quindi dopo il college, mi sono trasferita prima in Germania dove ho passato due anni bellissimi e pieni di soddisfazioni anche sportive. Il mio agente a quel punto mi disse che sarebbe stato meglio giocare in Italia anche per inseguire il sogno della Nazionale e così sono arrivata a Vigarano. Da lì, Venezia, Ragusa, Derthona e quest'anno al Geas. E la maglia azzurra l'ho messa!"

Come è stato l'impatto col mondo Geas?

"Molto positivo. Qui c'è un ambiente allo stesso tempo molto familiare ma anche molto professionale. C'è grande passione e devo dire che quando ho giocato contro il Geas negli anni scorsi, l'ho sempre trovata una squadra difficile da affrontare. Mi trovo bene"

Anche quest'anno ha tante responsabilità offensive oltre a quelle di guidare la squadra...

"Da Ragusa in avanti questo è stato un aspetto importante e crescente del mio modo di stare in campo. L'anno di A2 con Derthona ho segnato tanto perchè c'era bisogno anche dei miei punti e quest'anno il modo di giocare che abbiamo mi porta ad avere spesso il pallone per cercare il canestro"

Meglio un assist o una penetrazione al ferro?

"Difficile dirlo...direi la penetrazione al ferro perchè se non posso tirare posso cercare un buon passaggio per una compagna messa meglio di me!""

Dopo i due anni a Derthona quest'anno è tornata a giocare una Coppa europea, le mancava?

"Direi di sì perchè girare l'Europa, conoscere posti e persone nuove è una cosa importante. E poi perchè è più divertente giocare tre volte a settimana che allenarsi anche se viaggiare tanto ha i suoi lati negativi e senza allenamento non si va da nessuna parte. Avremmo voluto andare un pò più avanti in Eurocup quest'anno ma non ci sono state le condizioni"

Dov'è casa per Beatrice Attura?

"Certamente a Dallas. Ma dopo sei anni che vivo qui devo dire che mi sto abituando alla vita europea e non mi dispiace affatto quindi anche l'Italia è casa mia. Cosa farò dopo la giocatrice ancora non è definito. So che mi piacerebbe rimanere nel mondo dello sport, fare la dirigente. Se dovessi tornare in America magari allenare al liceo perchè il college è un impegno totale che non ti lascia spazio per altre cose"

Che storia c'è dietro il numero della sua maglietta di gioco, il 30?

"Mi capitò per caso alle scuole medie e siccome mi accorsi che tutte le piccole hanno sempre numeri bassi, decisi di adottare questo numero che mi sembrava grande e da allora non l'ho più cambiato".

Cosa fa fuori dalla palestra?

"Guardo lo sport. Io amo lo sport, vedo l'Eurolega maschile e femminile, l'NBA e la WNBA, il tennis. Faccio una vita molto tranquilla, non ho hobby particolari. Mi piace leggere un libro"

La giocatrice o il giocatore che è stato un idolo?

"Kobe Bryant. La sua mentalità, la sua autostima, la voglia di crescere sempre e di crederci. Non a caso gioco sempre con le sue scarpe. Poi Maya Moore, che ho visto da quando giocava ad UCONN. Lei è la mia GOAT, la Kobe femminile. E poi direi Emma Messeman, una giocatrice completa e formidabile".

Se dovesse definire il Geas di quest'anno con ua parola?

"Diversità. Siamo un gruppo di giocatrici diverse e con tante caratteristiche e qualità diverse che sanno formare un gruppo in grado di frare tante buone cose in campo. Possiamo fare meglio? Sì, e ci stiamo provando