"Dear Basketball", quando Kobe pubblicò una poesia per annunciare il suo ritiro
Sono passati appena dieci anni, eppure sembra che sia passata una eternità. Era il 29 novembre, ma del 2015, il giorno in cui Kobe Bryant pubblicò quella lettera d'amore al basket su The Players' Tribune, quella lettera che, all'interno di una busta nera, fece mettere su ognuno dei posti dello Staples Center. Una poesia per condensare in pochi versi una vita da sportivo, e in cui il numero 24 dei Lakers annunciava il ritiro dalla attività agonistica alla fine della stagione.
"Hai dato a un
bambino di sei anni il sogno di giocare per i Lakers e ti amerò sempre per questo.
Ma non posso amarti ossessivamente ancora a lungo.
Questa stagione è l'ultima che posso offrirti.
Il mio cuore può sopportare lo shock
La mia mente può resistere alla lotta
Ma il mio corpo sa che è il momento di dire addio."
Quella sera, l'avversario e il risultato dell'incontro sono rimasti solo un vezzo statistico. Tutti i microfoni sono puntati verso Kobe Bryant per immortalare le sue spiegazioni su questa poesia, e per avere la conferma che ci trovavamo già dentro la last dance del fuoriclasse dei Lakers. Squadra in difficoltà con un leaader in difficoltà che, senza nasconderlo, era ritornato dalla rottura di un tendine d'Achille improvvisamente invecchiato. Era giunto il momento di lasciare il palco e di raccontarlo al mondo. Non ci sarà tristezza in tutto questo, ma come sempre piena consapevolezza.
"Il processo finale della decisione è stato svolto più o meno in 72 ore, tra l'annuncio alla squadra, all'allenatore, la lettera scritta ai tifosi e quella che annunciava la mia decisione. Volevo parlare del gioco, non l'avevo mai fatto prima ed è stato un esercizio stimolante. Non avevo mai detto a basket quanto lo amo. È una decisione del mio cuore, non volevo aspettare ancora per annunciarlo. Non puoi prendere una decisione del genere basandoti su circostanze esterne, deve essere una decisione personale. Ho dovuto accettare il fatto che non volevo più fare tutto questo, ma la decisione era già presa da un po'. Ho dovuto rispondere a una domanda semplice: 'Vuoi continuare tutto questo?' La risposta è 'no'. Sono in pace con me stesso perché ho dato tutto me stesso, non avrei potuto fare altro. Ho lavorato così duramente per tornare e continuo a lavorare come un matto per smettere di giocare male e arrivare fino alla fine di me stesso. Mi allungo tre volte al giorno e lo rifarò stasera e domani mattina, prima di prendere l'aereo, lo metto sul ghiaccio, faccio davvero tutto quello che posso. Eppure gioco malissimo. Sto davvero facendo tutto il possibile, quindi è più facile sentirsi bene riguardo alla mia decisione. Non provo alcuna tristezza. È un ciclo naturale. Ho vissuto così tanti momenti meravigliosi e apprezzo il fatto che mi faccia male quando mi alzo perché mi ricorda tutto quello che ho fatto per arrivare a questo punto. Sono molto grato per quello che ho. Si potrebbe dire che mi sento un po' sollevato. Ma continuerò a spingere i miei limiti per dare il massimo."
Un tour d'addio in cui siamo stati immersi tutti senza avvertimento preventivo, ma che Kobe aveva anticipato chiedendo consiglio ad alcune persone, segnatamente due veramente importanti: Phil Jackson e Michael Jordan. L'annuncio fatto ufficialmente il 29 novembre 2015 è solamente l'ultimo atto di una decisione sofferta e meditata. Ecco le parole di Bryant rivelatrici.
"Ne ho parlato con Phil Jackson e mi ha consigliato di suddividere la stagione in diverse parti, prenderò la stagione partita per partita, continuando a dare il massimo, ad aiutare, a insegnare agli altri giocatori. Sapevo prima dell'inizio del training camp che era arrivato il momento. C'era comunque un "ma" e possiamo dire che era per vedere come sarebbe stata questa stagione. Il fuoco interiore non è più lo stesso e mi sento davvero a mio agio con la mia decisione. Ho iniziato a capire che la mia ossessione per il basket era diversa durante una sessione di meditazione. Non ho pensato di fermarmi ora, voglio andare alla fine di questa stagione. C'è così tanta bellezza in questa sofferenza. So che deve sembrare strano, ma apprezzo la bellezza dei momenti difficili tanto quanto quella dei momenti di felicità. È in questa progressione che imparo di più su me stesso. Le finali che abbiamo perso e le difficoltà che abbiamo affrontato completano il percorso. Ho parlato della mia decisione con Michael Jordan quest'estate, è stato uno dei primi a saperlo. Mi ha davvero detto di godermela, di assaporarla, nei momenti belli o cattivi. Poter giocare in tutte queste arene un'ultima volta sarà fantastico. Non vedo l'ora."