Ettore Messina rivela sulle dimissioni: «Mi è venuta l'ansia di andare in campo»

13.02.2026 13:20 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Ettore Messina rivela sulle dimissioni: «Mi è venuta l'ansia di andare in campo»
© foto di Doniselli / Ciamillo

Nell'intervista a Ettore Messina al Federico Buffa Talks, l'ex coach dell'Olimpia Milano risponde a una domanda circa le sensazioni, da fuori, di "problemi con i giocatori" o di una "troppa esigenza con la squadra che non ti sopporta più". "No, non è successo questo", replica Messina. "Lo storytelling è: "Questo qui gli rompe le scatole dalla mattina alla sera e non ne possono più". No, purtroppo e per fortuna non è così. Fosse stato così, almeno uno se ne va con senso di rivalsa. Non è così. Molto semplicemente. Avevamo iniziato bene la stagione, avevamo vinto la Supercoppa, alcune buone partite e altre meno buone, ma devo dire che ho sempre fatto allenamenti con la possibilità che qualcuno ci venisse a vedere. Gli allenamenti nostri sono sempre stati aperti. Bastava venire lì e vedevi che si lavora bene, con un senso costruttivo di quello che si stava facendo. Quando sono andato via da Madrid nel 2010, anche se eravamo a un passo dalla Final Four, lì avevo tensioni con la squadra. Era forte, ma divisa in blocchi: uno di giovani e uno di veterani. Ma con questo gruppo qui [a Milano] assolutamente no".

Messina è tornato a parlare della sua decisioni di fare un passo indietro, in quella lettera in cui disse di aver fatto "molta fatica ad accettare il clima, tanto che a volte esitavo persino a salire gli ultimi gradini verso il campo".
"In un'intervista sull’autoesigenza, io ho detto la mia normale, banale opinione: credo di essere molto esigente con me stesso, certe volte più di quello che sono con i miei giocatori. Quando vedi che le cose non stanno andando come vorresti, o come probabilmente credi che sia necessario che vadano, cioè bene, perché non accetti che possano andare male. quel punto a me è venuta l’ansia di andare in campo, e di non riuscire a vedere quello che volevo vedere, e soprattutto di prendere anche qualche insulto. Non ci dovrebbe essere, ma è poi quello che poi accade in un palazzo dello sport. A quel punto lì mi sono messo nei panni del giocatore che assiste a questo pollice su, pollice giù. E anche se non sono mai stato un giocatore, credo che questo non aiuti una squadra a giocare. Quindi non è una scelta eroica, è una scelta necessaria".

Gli insulti social
"Se ci tieni non puoi fregartene. Devi avere un livello di certezza nei tuoi mezzi che ti permette di dire: “vabbè, quelli che criticano, o quelli mi mandano le mail anonime di insulti, non hanno diritto di esistere nella mia testa”. Puoi anche non andare su Instagram, su TikTok… Però poi c’è l’amico che, in assoluta buona fede, ti dice: “Caspita, ho letto quello che han detto, ma io sono con te.” Involontariamente, ti ha già fatto star male. Il rumore non lo puoi nascondere, il rumore c’è. Non sono riuscito a rimanerne fuori, che è ovvio che sia un sintomo di debolezza, però non sono riuscito a rimanerne fuori. Perché sennò alla fine, per come la vedo io, diventi come quello che sta andando contromano e dice: “Guarda tutti ‘sti scemi che vanno nella direzione sbagliata!”. Se devi convivere con questo tipo di valutazione di quello che è il tuo lavoro, il tuo modo di essere, il tuo modo di reagire, ci sono dei momenti in cui lo fai con grande convinzione, è il momento in cui questa convinzione non ce l’hai".

Messina racconta anche un aneddoto relativo all'addio di Sugar Ray Richardson dalla Virtus Bologna nel 1992. Una Bologna che si spacca in due, gli insulti sotto casa, poi la sfida con la Jugoplastika in cui l’americano era andato a giocare.
"Io però lì avevo un’età, un entusiasmo e forse anche una lucida follia che mi ha fatto avere l’energia per fronteggiare tutto questo. Andando avanti con gli anni, questo tipo di situazione hai meno energia per farlo. Perché ti fa più tristezza. Quindi non riesci a trovare l’aggressività per fronteggiare questo tipo di situazione. Almeno questo è quello che è capitato a me".