Alessandro Frosini: «Così rinnovata Reggio Emilia può anche puntare ai playoff»
Alessandro Frosini è il grande ex della sfida di domenica tra Reyer e Pallacanestro Reggiana. "Quella di domenica, rimarca, sarà una partita importante. Noi vogliamo continuare il nostro percorso, siamo nelle prime quattro e come Reggio abbiamo già passato il turno di riposo creato dall'esclusione di Sassari, al contrario delle altre squadre ai primi posti", dice alla Gazzetta di Reggio l'attuale direttore sportivo della Umana Reyer Venezia. "Reggio Emilia è una squadra con qualità, probabilmente gli manca qualche punto in classifica rispetto al valore reale della squadra. Hanno cercato in questi mesi di trovare un assetto migliore per poter far sì si possa raggiungere sicuramente una salvezza tranquilla. Credo però che le ambizioni societarie siano altre. Possono ambire ai playoff? Sì, considerando anche che altre squadre devono ancora fare il turno di sosta e la classifica è compatta. Poi, per come era iniziata la stagione, essersi tolti dagli ultimi posti porta serenità e fa lavorare meglio".
Molti gli interventi da inizio stagione a Reggio Emilia. "La squadra ha cambiato assetto, portando giocatori nuovi per la serie A, come Brown e Thor, giocatori interessanti. Con il nuovo assetto secondo me è migliorata, anche come gioco e letture. Mi sembra che Caupain stia giocando più da guardia che da regista. L'innesto del play Brown è servito, ci sono equilibri migliori, che possono garantire un po' più di gioco alla Una Hotels, diciamo così. Thor? È un giocatore sicuramente da seguire con attenzione, ha caratteristiche particolari. È molto alto, tira bene da fuori, è atletico, è molto giovane, perché ha solo 23 anni e può avere un futuro di buon livello in Europa. Il suo ingaggio è stata un po' una sorpresa, tra virgolette. Perché ha scelto di venire in Europa presto. Ed è una scelta che condivido, perché l'esperienza che sta maturando in un campionato come quello italiano difficilmente la maturi nelle leghe di sviluppo della Nba. Secondo me è molto più formativo a giocare un campionato come quello italiano e una coppa rispetto alle gare di G-League, dove fondamentalmente alleni la tecnica ma non la tattica e la durezza. I contatti là non esistono. Ma questi ragazzi vivono con il sogno Nba, la G-League è il mondo che può portarli nella Nba. Ma nella realtà, quando si accorgono che la Nba è cercano l'Europa, hanno perso anni formativi in un contesto, quello europeo, che può alzare il loro livello".