Vincere il Coronavirus. Germania e Spagna assegnano il titolo nazionale

29.06.2020 00:03 di Umberto De Santis Twitter:    Vedi letture
Vincere il Coronavirus. Germania e Spagna assegnano il titolo nazionale

Mentre scriviamo queste righe su pc, in Germania si sta giocando la gara di ritorno della finale scudetto tra Alba Berlino e Ludwigsburg. A Monaco di Baviera si è montato un lavoro eccezionale, il torneo di chiusura della stagione BBL 2019-20 è andato in scena in sicurezza senza nessun caso Covid-19.

Contemporaneamente, a Valencia, si stanno giocando le semifinali scudetto, con in campo Barcelona-San Pablo Burgos e Valencia-Baskonia. Anche qui in condizioni di sicurezza davvero perfette, che era l'unico standard che la ACB poteva accettare.

Il sistema tutto italiano dei "fichi secchi" di federazione, lega e televisione invece ha partorito la chiusura anticipata rispetto a qualunque altra Lega della stagione. Un sistema dove ognuno degli interessati non dava niente all'altro (il presidente Gandini aveva accertato all'atto della sua nomina che i diritti televisivi valgono per i club italiani di pallacanestro circa un 5% dei ricavi) e dove non ci si è accapigliati poi con cause per danni morali e materiali: "Ex nihilo nihil fit."

Ci ha colpito l'intervista del presidente Petrucci (qui) in cui ha affermato che "Le società della Liga Endesa sono dotate oggettivamente di palazzetti più piccoli, ma migliori rispetto ai nostri e tutti dotati di aria condizionata." Ci ha colpito il fatto che l'intervistatore non gli abbia chiesto il perché di quella assurda battaglia sui palazzetti da cinquemila spettatori - se il primo modello di riferimento in Europa non esprime tale necessità. E che non gli sia stato fatto notare che la ripresa della stagione è stata fatta al Pavelló Municipal Font de San Lluís di Valencia, novemila posti. Che c'azzecca? avrebbe detto Antonio Di Pietro.

Sono passati tanti anni - oltre quaranta - da quando ci siamo appassionati alla pallacanestro. Che è rimasto quello sport per mecenati ricchi scemi (come il calcio d'antan) che devono avere in più un certo snobismo congenito visto che apprezzano uno sport non alla portata della comprensione di tutti, complicato per numero di regole, esigente per qualità di partecipazione (niente frittatona di cipolle, familiare di birra gelata, tifo indiavolato e rutto libero alla Fantozzi, per intendersi). Così ci descriviamo quando ne parliamo tra di noi...

Ci ha colpito l'involontaria autocritica che in questi giorni la LBA sta facendo con la pubblicazione di articoli a puntate della sua storia, basati sull'attività dei vari presidenti del passato. Una storia punteggiata dalle fotografie degli anni migliori in cui risaltano Gianni De Michelis, Walter Veltroni e Sergio D'Antoni. Un fiancheggiamento politico di cui non godiamo più (ci sono rimasti forse un paio di sindaci...) e che per un movimento assai poco meritocratico (anche in campo e soprattutto a livello giovanile) era un asso nella manica importante.

Visto che dalla confusione di questi giorni tra iscrizioni alla serie A e scadenza dei diritti televisivi non si riesce a comprendere dove va il movimento del basket in Italia perché non tornare all'antico? Una bella raccomandazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e rimettiamo tutto a posto. Covid-19 permettendo.