LBA - La vicenda Virtus Roma: si vuole delegittimare Umberto Gandini?

19.05.2020 09:45 di Umberto De Santis Twitter:    Vedi letture
LBA - La vicenda Virtus Roma: si vuole delegittimare Umberto Gandini?

E' stato un colpo basso rivolto al presidente Umberto Gandini e alla credibilità del movimento di serie A l'uscita di scena - pur legittima - del presidente della Virtus Roma Claudio Toti che ha annunciato il suo disimpegno dalla pallacanestro due giorni dopo l'assemblea di Legabasket senza averne fatto parola con i suoi colleghi.

E che mostra ancora di più la distanza siderale dentro la Lega fra gli interessi contrastanti dei singoli club. Tanto che ci fanno sorridere tutti i paragoni che vorrebbero avvicinarne la gestione a quella della NBA. Dove i 30 proprietari possono divergere su tante cose, ma condividono l'impostazione ideologica ed economica del loro business.

Provare a ricostruire i fatti, senza essere stati dentro l'assemblea è difficile. Quello che possiamo immaginare è che qualcuno, sull'onda del battage giornalistico che prevedeva l'azzeramento delle retrocessioni, deve aver pensato che si sarebbe potuto affrontare la stagione 2020-21 con un budget ridimensionato, forse appena superiore a quello di una formazione di vertice di A2.

Vivacchiare con la scusa di formare giovani virgulti tricolore o valorizzare a basso costo stranieri proposti da agenti alla ricerca di visibilità per i loro assistiti. Un giochino facile facile che ha ingolosito alcuni presidenti di serie A2 che ne hanno visto l'occasione per salire al piano di sopra con tanta gloria e poca fatica.

Chissà se era prevista una benevolenza federale a questa eventualità. Il presidente Petrucci diverse volte aveva lanciato l'allarme sulla sostenibilità di alcune formazioni della massima serie, senza fare nomi. Zero retrocessioni, una promozione pilotata (vista l'indifferenza della legge italiana sul conflitto di interessi tra il "saggio" e il "proprietario") per accontentare Legapallacanestro e un bel "e tutti vissero felici e contenti."

Venerdì sera è arrivata la doccia fredda. Gandini sa perfettamente che senza retrocessioni l'interesse dei media sulla prossima stagione scenderà a zero o sottozero. Lo spettacolo si livellerà in basso, Olimpia Milano e Virtus Bologna dovranno varare una squadra tre per la stagione regolare e non ucciderla con la manifesta superiorità (Sassari e Venezia ci perdonino, è solo un esempio iperbolico).

Il compromesso è però quasi peggio: una sola retrocessione. Cioè, fatemi capire: siamo 17, con Torino 18 e a fine anno siamo di nuovo 17? Qualcuno ha chiesto al presidente LNP Basciano di approvare il ritorno-suicidio a una sola promozione in serie A?

Non sarà questa la scelta finale di Legabasket, ma il compromesso serve a far emergere la realtà. Pesaro si congeda dall'assemblea facendo presente che dovrà utilizzare tutto il tempo a sua disposizione per scegliere se rimanere o autoretrocedersi. Non si può pensare ad un altro campionato senza vittorie, c'è un limite anche al ridicolo.

Claudio Toti si prende due giorni e poi alza bandiera bianca. Se davvero il 2019-20 gli costa 4 milioni di euro - ricordate che non avremo la possibilità di verificarlo, bisogna crederlo sulla parola - non vuole o non può permettersi di farlo ancora. L'evidenza dice che dopo l'imprenditoria della capitale, dopo la cronica mancanza di un sponsor (con l'ultimo possibile finito a pesci in faccia) anche il mondo del crowdfunding gli ha voltato le spalle. Addio.

Adesso ci vorrebbe il coraggio di prendere il toro per le corna. I club sono deboli, divisi, anche abbastanza stanchi. Gandini ha l'occasione di diventare un commissioner alla David Stern e lasciare il ruolo di burocrate del compromesso. Devono arrivare criteri stringenti di iscrizione alla serie A sul modello molto più terreno della ACB spagnola.

A prescindere da professionismo o dilettantismo, campanilismo e bacino di utenza. Il pubblico, i tifosi, nicchierebbero un pò ma il miglioramento della qualità spazzerebbe via dirigenti approssimativi, uffici stampa inadeguati, e l'arte di tanti che tirano a campare. Perché tornerebbero lo spettacolo, la televisione, le grandi rivalità.

Con le buone conseguenze a cascata. Ma basta con certi personaggi che provvedono il secchio d'acqua al loro orticello mentre intorno il mondo brucia.