Klay Thompson si accende: Dallas travolge Utah e manda un segnale

Klay Thompson si accende: Dallas travolge Utah e manda un segnale
© foto di nba.com

Sulla carta, Dallas–Utah non era certo il piatto forte della notte: due squadre con più sconfitte che vittorie, assenze pesanti da entrambe le parti e poco appeal per chi cerca solo scontri di alta classifica. I Mavericks si presentano senza Anthony Davis e senza il giovane fenomeno Cooper Flagg, mentre i Jazz devono rinunciare a Lauri Markkanen, il loro riferimento offensivo. Eppure, proprio in questo contesto “minore”, la partita diventa il palcoscenico perfetto per la rinascita di Klay Thompson, da molti considerato il secondo miglior tiratore di sempre. Dallas domina dall’inizio alla fine, chiudendo 138-120 una gara mai davvero in discussione, e lo fa grazie a un primo tempo vintage del suo veterano: in appena 20 minuti sul parquet, Thompson firma 23 punti con 7/12 dal campo, 6/11 dall’arco e 3/3 ai liberi, segnando tutti i suoi canestri prima dell’intervallo. Nella seconda frazione del primo tempo, Jason Kidd decide consapevolmente di giocare per lui: ogni possesso è disegnato per liberarlo, i compagni lo trovano puntuali negli spazi giusti e Klay risponde come ai tempi d’oro, alzando la mano e punendo la difesa di Utah a ripetizione, fino a trasformare una partita anonima in un messaggio chiaro a tutta la lega.

È evidente che Thompson non è più il giocatore di qualche anno fa, ma la serata contro i Jazz dimostra che nel suo serbatoio c’è ancora benzina di qualità: letture, esperienza, capacità di accendersi in pochi possessi e di cambiare l’inerzia di una gara restano armi preziose, soprattutto in ottica playoff. Non è un caso che, mentre Dallas sale a 17-26 e prova a rimettere in carreggiata la propria stagione, tornino a circolare con forza le voci di un possibile scambio verso una contender alla ricerca di tiro e pedigree da titolo. Il contratto pesante è un ostacolo, ma il valore di un veterano capace di portare spacing, sangue freddo e cultura vincente in una corsa al Larry O’Brien potrebbe essere incalcolabile. Intanto, i Mavericks godono anche delle risposte dei loro giovani: le guardie Max Christie e Brandon Williams firmano 22 punti a testa, Naaji Marshall aggiunge presenza e punti, Jaden Hardy contribuisce in attacco, mentre il veterano Dwight Powell chiude in doppia cifra e il lungo di riserva Moussa Cisse si fa notare a rimbalzo. Dall’altra parte, Utah trova in Keyonte George il principale faro offensivo con una terza frazione esplosiva che riapre momentaneamente la gara, ben supportato da Brice Sensabaugh, dal rookie Ace Bailey e da un Kyle Filipowski dominante a rimbalzo, con Walter Clayton Jr. a orchestrare il gioco. Ma il tentativo di rientro non basta: Dallas resta sempre un passo avanti e ora guarda alla trasferta al Madison Square Garden contro i New York Knicks con una consapevolezza diversa, mentre i Jazz, scesi a 14-28, restano in Texas per sfidare gli Spurs, portandosi dietro la sensazione di aver appena rilanciato, loro malgrado, la candidatura di Klay Thompson come possibile colpo di mercato per chi sogna in grande.