Warriors in controllo: Charlotte si arrende nonostante Knueppel e Miller
Golden State si presenta alla palla a due senza Jimmy Butler e con Stephen Curry subito preso in una “boîte” a tutto campo da Sion James, che lo limita a 14 punti e lo aggredisce già dal primo possesso. Eppure, il copione iniziale è tutto dalla parte dei Warriors: cinque triple nei primi cinque minuti, con Draymond Green che apre la serata da fuori e Moses Moody che lo imita, scavano subito un solco contro una difesa di Charlotte praticamente inesistente (39-28). Gli Hornets provano a restare agganciati grazie all’energia di Kon Knueppel, dominante a rimbalzo e aggressivo in attacco, e al lavoro sporco di Grant Williams, ma ogni volta che sembrano poter rientrare, la fluidità offensiva dei Dubs li ricaccia indietro. Senza Butler, è Brandin Podziemski a prendersi responsabilità da veterano, gestendo i possessi, attaccando il ferro e trovando i compagni, mentre Buddy Hield rientra nelle rotazioni e punisce da tre, spingendo il margine fino al -15 per gli ospiti. Solo una preghiera di Miles Bridges, da tre quarti di campo sulla sirena, permette a Charlotte di andare all’intervallo con un passivo ancora gestibile (69-57).
Il rientro dagli spogliatoi sembra aprire un nuovo scenario: l’inerzia si sposta per qualche minuto verso gli Hornets, sospinti ancora dall’ispirazione di Knueppel e dalle letture sempre più mature di Brandon Miller, che con punti, rimbalzi e assist riporta gli ospiti fino al -3 (82-79) approfittando di un calo di intensità di Golden State. È il momento in cui la squadra di Steve Kerr decide di ricordare a tutti chi comanda in casa: Curry, Green e soprattutto De’Anthony Melton orchestrano un 13-2 che rimette subito le cose in chiaro (95-81), con Melton che continua a colpire in penetrazione, a metà distanza e poi addirittura rubando il pallone dalle mani di LaMelo Ball per chiudere il terzo quarto sul +18 (112-94). Nell’ultima frazione, il duo Knueppel–Miller prova ancora a tenere viva Charlotte, riportandola sotto la doppia cifra di svantaggio, ma senza mai dare la sensazione di poter davvero ribaltare la partita: ogni tentativo viene respinto da un nuovo allungo dei Warriors, che trovano contributi preziosi anche da Will Richard e dal solito Moody, protagonisti dell’11-3 che ristabilisce i 17 punti di margine (125-108). È la quinta vittoria nelle ultime sei gare interne per Golden State, ma soprattutto la conferma di una squadra capace di restare in pieno controllo anche quando le gerarchie offensive vengono stravolte dalle assenze.