Redick alza la voce: arbitraggi nel mirino dopo il ko dei Lakers a Portland

Redick alza la voce: arbitraggi nel mirino dopo il ko dei Lakers a Portland

La sconfitta dei Lakers sul campo dei Blazers sarebbe potuta passare come una normale tappa di una regular season complicata, anche perché il contesto era tutto fuorché ideale: a Portland mancavano Luka Doncic, Austin Reaves, Deandre Ayton, Jaxson Hayes e Adou Thiero, costringendo JJ Redick a giocare small ball per 48 minuti e a inseguire una partita che, sulla carta, era già in salita. Ma il post-partita ha preso una piega diversa, perché il coach dei Lakers ha deciso di dire ad alta voce quello che molti, in NBA, sussurrano da tempo: la frustrazione per un arbitraggio percepito come incoerente. Il dato che fa rumore è quello del primo quarto, in cui Portland va in lunetta 22 volte, massimo stagionale NBA in un singolo periodo, mentre i Lakers si fermano a tre tiri liberi: una sproporzione che parla di una gara spezzettata, in cui il fischio non smette mai di interrompere il ritmo. Redick non si nasconde, ma allo stesso tempo non cerca alibi: riconosce che la sua squadra deve fare meglio, soprattutto in difesa e nella capacità di adattarsi, però sottolinea come, in questo momento, le squadre non sappiano più cosa aspettarsi da una partita all’altra in termini di metro arbitrale.

Nella conferenza stampa, l’ex giocatore e commentatore, oggi allenatore, resta fedele alla sua fama di voce diretta e senza filtri: racconta di un inizio “sbagliato” da parte della terna, che gli stessi arbitri avrebbero ammesso, e di una gestione successiva “ovunque”, con fischi dati, tolti, corretti e situazioni in cui le panchine sono costrette a chiedere spiegazioni per capire cosa stia succedendo. Redick insiste sul tema della comunicazione: non chiede protezione, ma coerenza e chiarezza, perché senza un metro condiviso è impossibile per i giocatori adeguarsi e per gli allenatori costruire un piano partita credibile.

Il discorso si allarga anche oltre la singola gara: con il calo dei punteggi medi e un’attenzione crescente al ruolo dei fischi nel ritmo delle partite, la NBA viene chiamata in causa in modo diretto. Servono regole chiarite, linee guida uniformi e una comunicazione efficace verso le squadre, perché nessuno dovrebbe tirare oltre 20 liberi in un quarto e perché disparità come il 22-3 visto a Portland non diventino la norma. Intanto, i problemi dei Lakers restano sul tavolo: la necessità di una trade, una difesa più connessa e la capacità di non trasformare i falli in un alibi ricorrente. Redick lo sa e lo dice: la sua squadra non è stata abbastanza buona, ma se la lega non sistemerà il proprio metro arbitrale, il rischio è che la frustrazione superi il gioco. E questo, per chi ama la pallacanestro, sarebbe il vero problema.