Houston si scuote dopo San Antonio, Durant accende i Rockets ad Atlanta
Per i Rockets la trasferta di Atlanta arriva nel momento più scomodo possibile: poche ore di sonno dopo il duello ad alta intensità con San Antonio, volo notturno e un Alperen Sengun visibilmente limitato da una nuova botta alla caviglia. L’avvio lo conferma, con Houston subito sotto 7-0 e costretta al timeout lampo di Ime Udoka mentre Nickeil Alexander-Walker fa praticamente tutto per gli Hawks. Eppure, nonostante le gambe pesanti e un attacco che fatica a trovare ritmo, i texani restano aggrappati alla partita con quello che hanno ancora in tasca: difesa e protezione del ferro. Atlanta, decimata dalle assenze di Jalen Johnson, Onyeka Okongwu, Kristaps Porzingis, Zaccharie Risacher e non solo, non riesce a sfruttare il momento e si scontra con una muraglia fatta di stoppate (sei solo nel primo quarto) e rotazioni aggressive. Il 23-23 dopo dodici minuti, figlio di un 19/58 combinato dal campo, racconta di una gara sporca, quasi d’altri tempi, che nel secondo periodo si incanala ancora di più sul binario delle difese: gli scarti restano minimi, Houston spreca anche un possesso chiave dopo l’ennesima stoppata di Josh Okogie, mentre C.J. McCollum è l’unico a trovare continuità offensiva prima dell’intervallo. 43-42 per gli ospiti alla pausa, con il 38,3% al tiro dei Rockets e il 33,3% degli Hawks.
Tutti si aspettano Kevin Durant, e lui arriva. Che siano state le parole di Udoka o semplicemente il bisogno di prendersi la scena, il veterano torna in campo e trascina Houston in un terzo quarto che cambia l’inerzia della serata. La base resta la stessa – lotta feroce a rimbalzo, soprattutto in attacco, con Sengun e Okogie a collezionare seconde opportunità (14 rimbalzi offensivi in coppia a fine gara) – ma stavolta ci sono anche i tiri pesanti: Durant è incandescente, mette 16 punti nel solo periodo, punisce ogni ritardo con tre triple chirurgiche e apre il campo per i compagni.
Okogie e Reed Sheppard si accodano, firmando il parziale di 15-3 che spinge il punteggio sul 78-63 e fa capire agli Hawks che la montagna da scalare è diventata improvvisamente molto più ripida. Nel quarto periodo Houston può quasi “limitarsi” a gestire: Sheppard continua a colpire, Clint Capela – omaggiato nel primo quarto dal suo ex pubblico – si prende qualche applauso in più, e anche con “KD” seduto in panchina a rifiatare i Rockets allungano ancora con un 12-2 che li porta fino a +22. Atlanta prova a reagire con iniziative individuali, ma è troppo poco contro una delle squadre più solide dell’Ovest, che chiude tenendo gli Hawks a 86 punti (86-104)