Dillon “The Villain” trascina i Suns sui capolista Est Pistons
Alla Footprint Center la serata ha un protagonista annunciato già prima della palla a due: le magliette distribuite ai primi 5.000 tifosi recitano “Dillon The Villain”, un soprannome che Phoenix ha deciso di abbracciare e trasformare in manifesto identitario. Sul parquet, però, Dillon Brooks va oltre lo slogan e costruisce una delle prove più scintillanti della sua carriera (40 punti, 8 rimbalzi, 4 assist), in una notte in cui Devin Booker è ancora ai box per la distorsione alla caviglia e i Suns hanno bisogno di un riferimento offensivo chiaro per tenere testa ai Pistons primi a Est.
L’avvio: Phoenix trova subito ritmo dall’arco, infila le prime quattro triple e scappa via fino al 72-56 dell’intervallo, cavalcando la mano calda di Brooks, già a quota 24 punti con un repertorio completo fatto di turnaround, conclusioni dal perimetro e attacchi al ferro. Grayson Allen (24 punti) si inserisce perfettamente nel flusso, punendo ogni rotazione lenta della difesa di Detroit e dando ai Suns quella pericolosità diffusa che rende complicato ogni aggiustamento. I Pistons, però, non sono in vetta alla conference per caso: dopo l’intervallo alzano la fisicità, si appoggiano al talento di Cade Cunningham (26 punti) e alla presenza interna di Jalen Duren (23 punti, 13 rimbalzi) e, possesso dopo possesso, rosicchiano lo svantaggio fino al 77-74 a metà terzo quarto, trasformando una partita che sembrava in discesa in una battaglia totale.
È in quel momento che Phoenix, invece di farsi travolgere dall’inerzia, ricostruisce il proprio margine con pazienza, ritrovando ordine in attacco e stringendo le maglie in difesa. Brooks continua a colpire, spingendo il suo bottino personale sempre più in alto fino ai 38 punti già a fine terzo periodo, nuovo massimo in carriera, mentre Allen resta una minaccia costante sul perimetro e apre spazi per i compagni. Nel quarto periodo, con i Pistons ancora alla ricerca dell’ultimo strappo per rientrare, arriva la giocata simbolo della serata: Brooks taglia l’area, si infila tra le maglie della difesa e appoggia al tabellone il layup del 105-89 a poco meno di 6'00" dalla sirena, l’ultimo canestro dei suoi 40 punti in una notte che lo consacra definitivamente come uomo copertina di questi Suns versione post-trade Durant. Da lì in avanti Phoenix gestisce il vantaggio con lucidità, controlla il ritmo e spegne ogni tentativo di rimonta di Detroit, che chiude con il rammarico di una delle poche sconfitte nelle ultime dodici uscite. Per i Suns, invece, il 114-96 finale vale la quinta vittoria nelle ultime sette gare, il primo +10 in classifica rispetto al 50% stagionale e, soprattutto, la conferma che il “villain” canadese da oltre 20 punti di media non è più solo un personaggio, ma il motore emotivo e tecnico di una squadra che vuole restare stabilmente nel gruppo delle contender a Ovest.