Mosca bianca: l'Olimpia Milano chiude con il quinto utile consecutivo!

03.07.2019 07:30 di Umberto De Santis Twitter:    Vedi letture
Mosca bianca: l'Olimpia Milano chiude con il quinto utile consecutivo!

Il basket dolori e lacrime, che si arrovella tra BAT e fallimenti, fuga di cestisti non pagati e Academy giovanili per salvare il salvabile dalle grinfie della FIP - ci perdonino in Federazione, ma questa è l'immagine che trasmettono da anni sull'argomento - se messo in mano a un imprenditore vero, serio e danaroso può pagare un dividendo. Anzi, nel caso dell'Olimpia Milano di Giorgio Armani, lo paga da cinque anni e anche il bilancio dell'anno 2018 (qui si segue l'anno civilistico per omogeneità con il resto delle aziende del gruppo e non quello sportivo) non fa eccezione. E stacca anche l'utile maggiore 3,1 milioni di euro.

Su calcioefinanza.it potete trovare l'interessante articolo di Matteo Spaziante che ne ha analizzato il bilancio. Armani ancora una volta non ha lesinato risorse alla sua creatura sportiva (14,055.000 euro in sponsorizzazioni) di cui tutti ricorderanno le parole di Livio Proli sulla convenienza nel conto delle spese di pubblicità del gruppo. Nei ricavi i diritti tv, passati da 742mila euro a 1,379 milioni di euro nel 2018 sono sempre una nota dolentissima che nemmeno la partecipazione all'EuroLeague riesce a lenire.

Ma il sistema basket è malato a tutti i livelli: il Real Madrid, infatti, per la stagione 2018/19 ha previsto nel bilancio preventivo una perdita pari a 28,8 milioni di euro, con 40,3 milioni di costi (di cui 31 come costi per il personale) a fronte di soli 12,7 milioni di ricavi. Per sua fortuna gli introiti della squadra di calcio bastano a coprire il disavanzo: è logico dedurre che stiamo parlando di un sistema che non è virtuoso in cui l'Olimpia è una mosca bianca che ha trovato la sua strada per l'equilibrio economico-finanziario a prescindere dallo scenario in cui opera.

Può essere un modello per la pallacanestro professionistica in Italia? Possiamo chiederci se uno Stefano Landi, che pure si è curato della Pallacanestro Reggiana come di una figlia ripianandone puntualmente i disavanzi, non abbia capito l'approccio corretto e innovativo del gruppo Armani che si, gioca a Milano nella migliore soluzione di partenza possibile, ma in un impianto da diecimila posti e non da tremilacinquecento, tanto per dirne una.

Fatti i giusti applausi ad Armani, ci viene il dubbio che le resistenze a creare un nuovo modello di pallacanestro professionistica in Italia vengano da una quantità di addetti ai lavori che non hanno le competenze per realizzare e gestire un cambiamento. e che preferiscano coltivare l'orticello di casa e tenersi a galla in qualsiasi modo. Gente che confonde il budget con i ricavi, il marketing con le marchette, l'avanspettacolo con il grande cinema.