L'importanza di essere a Tokyo per l'Italia del basket

La qualificazione olimpica della Nazionale maschile deve essere il primo mattone della ricostruzione del movimento. Oltre che una grande festa
07.07.2021 09:00 di Eduardo Lubrano Twitter:    vedi letture
L'importanza di essere a Tokyo per l'Italia del basket

Italy shock Serbia in Belgrade to book their ticket to Tokyo”. Il titolo della notizia sul sito della Fiba dice tutto. Domenica 25 luglio prossimo, alle 13.40 ora nostra inizia il Gruppo B del Torneo Olimpico di Tokyo 2021, alla Saitama Super Arena della capitale giapponese. In campo la Germania e l’Italia. Tremano le mani per l’emozione a scriverlo perché…..inutile scrivere perché, lo sappiamo noi amanti della pallacanestro cosa vuol dire essere all’Olimpiade. Per chi ha fatto studi classici ma anche per chi non li ha fatti, significa improvvisamente avere davanti tutti gli eroi di cui ha scritto Omero e la cui leggenda ancora oggi ha una forza straordinaria. Domenica 4 luglio su Rai Tre 745 mila persone (4% di share) hanno visto la partita…Promozione, pubblicità, fascino dell’Olimpiade. Importanza della Nazionale.

E pensare che uno dei nostri eroi – per tornare ad Omero -  quelli della notte di Belgrado, la notte di domenica 4 luglio 2021, la nostra festa dell’indipendenza dalla Serbia che come ricorda Umberto De Santis qui, da quando è diventata solo Serbia non avevamo mai battuto, uno dei nostri eroi insomma si chiama …Achille.

Achille Polonara viene da Ancona, terra di grandi giocatori, la città di Alessandro Pajola splendido playmaker di questa Nazionale, cresciuto come pochi in questo anno rubando segreti e trucchi a due serbi compagni di squadra nella Virtus Bologna:Teodosic e Markovic. Anche Achille è diventato un giocatore di caratura internazionale negli ultimi due anni quando è andato a giocare in Spagna, nel Baskonia. Lui come Michele Vitali (bolognese doc), anche lui in Spagna, Simone Fontecchio da Pescara – gli abruzzesi sanno giocare a pallacanestro -  esploso in modo straordinario all’Alba Berlino dopo essere passato anche lui per la panchina di Milano. E poi i due NBA. Il capitano, Niccolò Melli (born in Reggio Emilia, luogo di crescita di talenti da sempre), uno che l’NBA se l’è guadagnata dopo un lungo percorso italiano ed europeo e che adesso è una roccia granitica che fa tutte quelle cose che servono che davvero servono ad una squadra importante per diventare grande. Per andare alla Aleksandar Nikolic Arena di Belgrado, l’ex Pionir tempio del basket slavo, e sbatacchiare la Serbia – ammaccata, incompleta, frustrata ma pur sempre la Serbia a casa sua – di qua e di là. E, sempre per citare il Direttore di pianetabasket.com Umberto De Santis, il fuoriclasse, Nico Mannion. Nato a Siena e questo basterebbe,  erede di un giocatore, Pace che arrivato in Italia nel 1989 non l’ha più lasciata perché innamorato del nostro Paese. E che iniziò la sua carriera ai Golden State Warriors proprio la squadra dove ora gioca il figlio. Testa, gambe, faccia tosta, tiro e freddezza da fuoriclasse appunto in un ragazzo di 20 anni che deve aggiungere ancora qualcosa  - ma non so cosa – al suo bagaglio perché appunto ha solo 20 anni.

Su questi cinque italiani “stranieri” tutti gli altri, nessuno escluso tutti compresi, hanno trovato la forza e la testa per giocare un preolimpico meraviglioso. Guidati da uno staff che ha fatto un lavoro perfetto. Coach Sacchetti, coach Bucchi, coach Molin, coach Galbiati. Tutti capi allenatori in serie A. Tutti al lavoro per il bene comune: la Nazionale. Lo staff medico e dei terapisti, i dirigenti che hanno accompagnato la squadra. Questo è quel che si definisce un GRUPPO. Finalmente.

Che sia l’inizio di una nuova era della nostra pallacanestro. Che da questo preolimpico, più che dalla partecipazione ai Giochi, si prenda esempio di come si devono fare e programmare le cose per avere le credenziali per puntare ad un obiettivo. E che da qui si prenda lo spunto per promuovere il prodotto pallacanestro italiana come si deve. Ora si può andare in giro nelle scuole ed in tutti quei luoghi dove ci sono ragazzi e ragazze a dire “Vieni a giocare a pallacanestro, l’Italia è all’Olimpiade!”. Basta nascondersi anche in televisione, anche se il lavoro di Sky va elogiato per la qualità dei colleghi che lo fanno con competenza e passione e senza il quale forse oggi forse nemmeno il ristretto gruppo di appassionati saprebbe che esiste un campionato e che le squadre italiane fanno le coppe.

Ora è il momento di dire ci siamo e costruiamo tutti insieme il futuro del nostro sport.